4E per sabato 11 febbraio

Discuti la soluzione leibniziana dal problema del libero arbitrio (ti convince o no?)

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20 pensieri su “4E per sabato 11 febbraio

  1. La soluzione del libero arbitrio fornita da Leibniz risulta abbastanza convincente tutto sommato c’è un passaggio in cui Leibniz sostiene che Dio crea un mondo in cui agiamo comunque liberamente tuttavia se il mondo viene creato da Dio affinché sia il mondo migliore,lui ha predetto tutte le nostre azioni e quindi ha creato il mondo in cui noi siamo adesso e ritengo che noi perdiamo la libertà poiché Dio ha creato il mondo in cui le nostre azioni portano al bene e quindi non siamo più liberi ma schiavi di ciò che Dio ha predetto ed infine creato.

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    1. La tua obiezione è abbastanza tradizionale, ma ti si potrebbe far osservare che non prendi abbastanza sul serio il fatto che, secondo Leibniz, Dio sceglie appunto un mondo in cui noi comunque agiamo liberamente (la soluzione non è nuovissima: già S. Anselmo d’Aosta tentava così di conciliare libero arbitrio e predestinazione divina). Bisogna approfondire per bene la nozione di “mondo possibile”, introdotta da Leibniz. Dio non ci impone di fare quello che facciamo, ma “lascia fare” alle creature razionali quello che vogliono in ogni mondo possibile, senza imporre alcunché. Alla fine decide solo di “creare” (di far passare dalla possibilità alla realtà) il mondo che giudica migliore.

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  2. La soluzione di Leibniz non mi convince per il semplice fatto che non credo in un Dio (sicuramente non in un’entità come quella definita dalla religione cristiana), mentre essa presuppone appunto l’esistenza di Dio.
    Se per assurdo potessi comunque avere la certezza che Dio esiste, penso che considererei giusta l’intuizione di Leibniz. Il filosofo è infatti riuscito a conciliare l’idea del libero arbitrio con quella della predestinazione: due ideali fondamentalmente antagonisti. Sono fermamente convinta che l’uomo sia limitato dalle sue stesse capacità di comprensione (ci sono di fatto cose che non possiamo concepire e ognuna di esse è un limite alla nostra possibilità di comprendere ciò che ci circonda e noi stessi); la soluzione di Leibniz, accetta in maniera sensata due idee che normalmente creano un paradosso, per me rappresenta quindi un passo avanti nella comprensione di ciò che l’uomo non può (forse solo perché non è abituato a..?) concepire.

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    1. Lasciando da parte Dio, Leibniz tenta di conciliare comunque l’ordine meccanicistico del cosmo (presupposto ancor oggi da molti scienziati) e il libero arbitrio, di cui, come dice Pascal, sembriamo fare esperienza come di qualcosa di immediatamente evidente. Mi sembra di capire che, secondo te, Leibniz, un po’ come lo stesso Pascal, mette le mani avanti e, distinguendo tra verità di fatto e verità di ragione, dunque tra eventi liberi e verità necessarie, confessa simultaneamente di non poter comprendere a fondo il mistero di questa differenza… Può darsi che tu abbia ragione, psicologicamente parlando, ma resta il fatto che Leibniz non pensava di avere prodotto un paradosso, ma di avere costruito un sistema coerente e razionale.

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  3. Sono d’accordo con Leibniz riguardo alla questione sul libero arbitrio, semplicembte la facevo piu semplice: Dividevo fra divieti di natura( non possiamo volare) e che il filosofo ritiene necessarie, e divieti imposti , per Leibniz contingenti ( ad esempio l’obbligo di una scelta ).
    Non sono d’accordo sul fatto di ammettere Dio nella sua idea di libero arbitrio, perche a parer mio non siamo liberi se dobbiamo “render conto” a Dio dei nostri peccati.
    Tuttavia non capisco dove mette il filosofo le scelte fatte per caso: Una contingente, dove scelgo di scegliere il caso, o una necessaria , dove il caso sceglie per me?

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    1. Il problema della tua soluzione “più semplice” è: “Perché i ‘divieti imposti’ (cioè etici, non fisici) dovrebbero essere ‘contingenti’ (cioè tu dovresti essere libera di violarli), se sei anche tu una parte della natura?”. Come parte della natura dovremmo essere soggetti solo a leggi fisiche (quelle etiche dovrebbero lasciarci una libertà solo apparente).
      La soluzione di Leibniz consiste nel considerare contingente tutta la natura, sia pure in gradi diversi. Il caso non esiste in senso stretto. Tutto è frutto di “inclinazioni”, che non costringono: più prevedibili nel caso degli oggetti apparentemente inanimati (come i sassi), meno nei corpi dei viventi. Le verità di ragione (necessarie) sono confinate al regno della logica e della matematica (per cui un cerchio non può essere “libero” di avere un rapporto tra circonferenza e diametro diverso da pi greco).
      La questione di Dio è complessa. Anche se dobbiamo rendere conto dei nostri peccati, siamo sempre liberi di non preoccuparcene ora (quante volte, pur sapendo che un nostro atto avrà conseguenza negative, lo compiamo ugualmente?).

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  4. La teoria con cui Leibniz salva il libero arbitrio è molto convincente soprattutto separando la possibilità di scelta seguendo la ragione che vale per ogni possibile universo e secondo il “fatto” che va a determinare la creazione di uno fra infiniti altri universi possibili.

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    1. Se qualcuno non conoscesse già il pensiero di Leibniz, dalla tua considerazione non potrebbe lontanamente immaginarlo… Anche conoscendolo, la tua argomentazione non è molto chiara: perché la sua teoria sarebbe convincente? Quello che descrivi è, all’incirca, il suo modello di spiegazione dell’universo, ma perché dovrebbe essere convincente? Inoltre il rapporto tra modello di universo e libero arbitrio non è immediato, ma implica alcuni passaggi, senza i quali non risulta affatto chiaro.

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  5. La soluzione leibniziana sul libero arbitrio mi sembra logica e coerente in quanto ritengo corretta l’osservazione per cui se io faccio un’azione ho una ragione, un motivo per farla, ma questa mia azione non è strettamente necessaria in quanto io potrei agire in altro modo senza contraddizioni, per altre ragioni. In questo modo si raggira il fatto per cui un’azione è necessaria o no e quindi mi sarebbe possibile agire in qualsiasi modo per una qualsiasi ragione.

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  6. Leibniz afferma che Dio ha creato un mondo che può sembrare cattivo, ma ciò dipende solo da un errore di prospettiva. Io condivido questo pensiero, perché per esempio la scelta di Giuda di tradire Gesù ha avuto conseguenze positive più grandi. A mio parere nella vita tutto accade per un motivo e ogni nostra scelta avrà una ripercussione nel futuro. Quindi se io faccio qualcosa di giusto che però agli occhi degli altri sembra sbagliata, non è detto che nel futuro porterà solo a cosa negative.

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  7. Il pensiero di Leibniz sul libero arbitrio mi convince, è corretto affermare che quando facciamo una scelta siamo guidati dalla ragione e non è per forza necessario agire. Inoltre è interessante il ragionamento secondo il quale le nostre scelte passate non possono, naturalmente, essere cambiate e le scelte fatte in passato implicano le scelte che stiamo facendo nel presente o che faremo nel futuro

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  8. Personalmente la soluzione che adotta Leibniz mi convince, in quanto dimostra che ogni uomo è padrone delle sue scelte e che prende decisioni in base alla circostanza nella quale si trova. Inoltre dimostra che in realtà Dio non influisce nelle scelte delle persone, poiché è in grado di prevedere le scelte degli uomini e decide di non cambiarle in nessun modo. Affermando ciò infatti potrebbe anche accontentare gli atei, poiché non si avrebbe prova dell’esistenza di Dio se quest’ultimo non ce lo dimostra.

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  9. Secondo il mio parere, Liebniz ha proposto una serie di affermazioni per conciliare l’esigenza di dimostrare la libertà dell’uomo e quindi il libero arbitrio in rapporto con l’onniscienza e l’onnipotenza di Dio. Ha intuito che le scelte dell’uomo non sono sempre razionali e buone, ma derivano da stati d’animo, psicologici, da esperienze vissute che in un certo senso condizionano le sue scelte. Ritengo che quest’ultimo aspetto sia attualissimo, basta osservare gli innumerevoli tentativi di persuasione più o meno occulta per condizionare le nostre scelte in tutti i campi da quello politico, a quello commerciale, nello stile di vita, nel comportamento quotidiano, ecc. e purtroppo molte di queste scelte che crediamo libere sono pilotate dal bombardamento di informazioni più o meno veritiere che ci raggiungono ogni giorno.

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    1. Interessanti riflessioni, anche se forse attribuisci a Leibniz (non “Liebniz”) più di quanto egli non volesse effettivamente sostenere…(ad esempio, Leibniz, da buono storico esperto di politica, teorizzava il “falsiloquio” inteso come “menzogna buona” che si dovrebbe poter adoperare in politica (machiavellicamente) a fin di bene…)

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  10. Sono d’accordo parzialmente con la soluzione proposta da Leibniz riguardo al libero arbitrio perché riesce, sorprendentemente, a conciliare in modo originale ed efficace meccanicismo e religione evitando i conflitti fra i due.
    Ma sicuramente fra tutti i possibili “universi” (combinazioni bene/male infinite) ce ne deve essere almeno uno in cui sia contemplato il caso del bene senza neanche una minima quantità di male, quindi perché il Divino non sceglie quello e, invece, opta per una situazione di mezzo? Perché ci sono stati Hitler, Stalin, e altri mali assoluti, assieme ad eventi positivi come la resurrezione di Cristo, non era possibile vivere in una realtà priva di orrori con SOLO accadimenti positivi?

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    1. La tua legittima obiezione ricorda un po’ quelle implicite nel Candide di Voltaire, opera nella quale si ironizza sulle tesi di un certo Pangloss (controfigura di Leibniz) che trova bizzarre giustificazioni teologiche alla morte di bambini innocenti in occasione del devastante terremoto di Lisbona del 1750. Tuttavia, Leibniz potrebbe replicare, invocando Eraclito e anticipando Hegel (che studieremo alla fine dell’a.s.), che non è possibile avere il bene senza il male, perché, in assenza di male, neppure il bene sarebbe tale (non potrebbe venire riconosciuto come tale). Come ricorderai, non c’è sazietà senza fame, salute senza malattia ecc. (dai frammenti di Eraclito). Dio può solo comporre i contrari in modo tale da costruire una sorta di “commedia” a “lieto fine”, nella quale, dopo infinite peripezie, contrassegnate anche dagli abissi del male, il bene alla fine trionfi (con tanta maggiore gloria quanto più profondi sono stati quegli abissi).

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