5C per lunedì 6 marzo

Dopo aver approfondito le nozioni di incommensurabilità tra paradigmi, olismo e indistinzione tra linguaggio empirico e teorico, evocate soprattutto a proposito dell’approccio di Quine, (se non l’hai già fatto) esprimi una tua valutazione in merito.

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6 pensieri su “5C per lunedì 6 marzo

  1. Credo che l’approccio di Quine sia molto aperto, e quindi adatto a trattare una questione di tale rilevanza. Penso che sia impossibile avere una verità empirica e sempre vera a proposito del comportamento dei fenomeni; infatti, come sostiene Quine, è indefinita la differenza fra teoria, filosofia e osservazione dei fenomeni empirica. Nello stesso parlare di qualcosa che osservo, sto facendo teoria. Io credo che il fulcro della questione stia nel sistema di riferimento che teniamo in considerazione quando assumiamo una legge a partire dall’osservazione dei fenomeni, per esempio una teoria scientifica è verificata all’interno del suo sistema di riferimento e quando questo viene modificato (es. iniziamo a prendere in considerazione la velocità della luce) questa inizia a presentare anomalie. Penso che questo sia vicino al concetto di incommensurabilità tra paradigmi introdotto da Quine, che rispetta la veridicità delle leggi all’interno del sistema di riferimento dove sono state concepite e concilia quindi la falsificazione che può occorrere. Ognuno immagino interpreti e viva la realtà, la scienza, la lingua a suo modo: anche se apparentemente le persone parlano degli stessi concetti, essi coincidono solo mediante la loro definizione.Questo mi fa pensare che le regole, le leggi e le teorie siano delle grandi convenzioni stabilite uguali per tutti nella ricerca infinita della verità. E così religione, filosofia eccetera…

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  2. Per quanto riguarda l’incommensurabilità tra paradigmi, l’approccio che attua Quine, molto vicino a quello di Kuhn e Fayerabend, è logico e “funzionante”, perché riesce a ovviare il confronto tra le varie teorie scientifiche, risolvendo, quindi, in parte il problema che aveva aperto Popper che si chiedeva quale fosse la teoria migliore.
    Non apprezzo molto l’approccio di Quine, invece, se prendiamo in considerazione. L’olismo, in poche parole, riesce a salvare qualsiasi teoria scientifica, anche quelle facilmente confutabili (come per esempio la teoria geometrica tolemaica, o peggio ancora la teoria dei 55 cieli di Aristotele); su questo campo preferivo molto l’approccio del serendipity di Fayerabend e il suo motto “anything goes”

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  3. Nonostante l’interessante approccio di Quine, avendo io una visione non troppo pessimistica , rimango ancora legato a quello di Feyarabend che ha una visione meno scettica e che come gia detto crede che il progresso nasca dalle imperfezioni. Quindi la scienza non potrà mai essere perfetta e se delle teorie in alcuni ambiti falliscono, basta innovarsi e sostituirla con una nuova, mantenendo quella precedente dove invece funziona.

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  4. Trovo che la teoria di Quine, come quella di Feyerband, abbia un approccio molto libero e aperto sulla questione della scienza. Per entrambi una teoria non può distinguere chiaramente le leggi generali su cui si basa e le osservazioni sulla realtà che dovrebbero verificarle o meno. In particolare Quine contesta la distinzione fondamentale tra giudizi analitici, cioè quelli adottati per veri, e sintetici cioè descrizioni empiriche verificabili o falsificabili. Infatti ognuno di noi potrebbe considerare uno l’altro e viceversa. Dimostrando ciò egli mette in luce il fatto che la verità di una qualunque proposizione dipende soprattutto da fattori linguistici e dal significato che ciascuno di noi attribuisce ad ogni parola, quindi ogni termine e proposizione si può intendere solo nel suo contesto. Da questo derivano il principio di incommensurabilità tra teorie e paradigmi, infatti i concetti usati da una determinata teoria sono definiti dalla teoria stessa,(vedi la diversità del concetto di massa tra la legge di Newton e quella Einstein), e il fatto che anche religione e filosofia potrebbero essere considerate teorie scientifiche. Secondo me il punto sta nel fatto che nonostante la teoria di Quine sia una delle più valide incontrate fino ad ora, a cui non si possono fare opposizioni, insieme a quella di Feyerband sembra suggerire la presa d’atto del fallimento dell’obiettivo che l’epistemologia moderna si era prefissato: come distinguere la vera scienza dalle pseudoscienze, come scegliere tra più teorie, capire che cosa rende scientifica una teoria, capire che cos’ è la scienza e se essa sia fonte di verità.

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