5F per sabato 25 marzo

Quale approccio psicologico (tra quelli scientifici, con particolare riguardo a comportamentismo e cognitivismo, e quelli cosiddetti “umanistici”) ti sembra più convincente e perché?

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17 pensieri su “5F per sabato 25 marzo

  1. Il metodo comportamentista prende in analisi il meccanismo di stimolo – risposta dei comportamenti umani, che può essere considerato lo stesso di tutti gli altri animali, mentre non tiene considerazione del punto di vista soggettivo di ciascn individuo preso in esame.
    Il cognitivismo, al contrario, tiene conto di quest’ultima caratteristica, infatti, in seguito agli studi sui comportamenti, si propone anche di formulare ipotesi riguardanti la psicologia individuale sulla base delle osservazioni.
    Qesta seconda corrente di studi mi sembra più convincente, in quanto ritengo limitativo prendere in considerazione soltanto il meccanismo di causa – effetto che è appunto comune a tutti gli animali; bisogna invece tener conto anche di quella parte prettamente umana che è la psiche, di cui il comportamentismo non si occupa.

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    1. Senz’altro il cognitivismo è più raffinato, ma non porrei la questione esattamente nei termini in cui la poni tu. In fondo, potremmo trattare anche gli altri animali come piccoli computer, magari con programmi più semplici dei nostri, e interpretare cognitivisticamente, piuttosto che comportamentisticamente, le loro azioni. La differenza tra le due correnti riguarda più ciò che ciascun pretende di spiegare e i modelli che adotta, piuttosto che il genere di “oggetti” che può prendere in esame.

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  2. L’approccio psicologico che mi convince di più della psicologia del 1900 è il cognitivismo. Esso sostiene che noi siamo come un computer : lo stimolo viene chiamato input e il risultato output. Sostiene che la nostra memoria , senza questo stimolo è ,di fatto ,confusa . Viene considerata vera psicologia perchè , a differenza del comportamentismo per esempio , essa fa ipotesi sulla base della psiche. Anche questo approccio ha però un limite : se la mente umana avesse un altro tipo di comportamento ,il cognitivismo sarebbe inutile.

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  3. L’approccio psicologico che mi sembra più convincente è quello umanistico che utilizzando parte dell’esistenzialismo riconosce la creatività dell’uomo considerando egli come non riconducibile a un modello prevedibile. L’aspetto mi convince perché considera l’uomo in modo diverso e parte da due “ipotesi” abbastanza convincente, bisogna però aggiungere che anche questo approccio ha dei “difetti” come ad esempio quello di controllare le ipotesi esplicative.

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    1. Penso che tu intendessi: “… di NON controllare le ipotesi esplicative”. Quali sono le “due” ipotesi convincenti? Infine, attenzione alla lingua: non puoi dire “considerando egli come non riducibile…”, ma “considerandoLO come non riducibile ecc.” (il pronome di terza persona in questo caso va declinato come complemento oggetto, mentre “egli” è la forma che assume solo quando è soggetto di una frase).

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  4. A mio parere è molto convincente il Comportamentismo: psicologia che studia i rapporti tra gli stimoli recepiti dal soggetto e le sue risposte senza prendere in considerazione ciò che avviene tra questi elementi. Perché prendere in considerazione ciò che è successo tra la risposta del cane ad uno stimolo e lo stimolo stesso? Secondo me è molto più rilevante capire che quello stimolo fa fare quella determinata cosa, invece che indagare i “perché è successo”.

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    1. Sicuramente si tratta dell’approccio epistemologicamente più “pulito” e chiaro. Come spieghi anche tu, è come se, galileianamente, i comportamentisti sostenessero che in campo scientifico non conta il “perché” dei fenomeni, ma il “come” (un po’ come secondo il modello di Hempel).

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  5. Secondo il mio punto di vista, l’approccio psicologico più convincente è il cognitivismo in quanto utilizza un metodo del tutto simile al fallibilismo popperiano, di conseguenza si studiano le risposte sulla base degli stimoli e si formulano ipotesi falsificabili riguardanti la parte della nostra mente non osservabile. Ciò comporta il semplice paragone dell’uomo ad un computer (software-hardware). Questo approccio mi convince perché mi appare più corretto ed in grado di dare risposte migliori rispetto agli altri. Ma rimane il fatto che si suppone che l’uomo sia come un computer. Quindi se l’ipotesi viene meno, il metodo crolla.

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    1. Bisogna distinguere le specifiche ipotesi introdotte nell’ambito del cognitivismo (p.e. che non si possano tenere a mente più di 7 oggetti contemporaneamente), soggette a falsificazione su basi sperimentali, dalla più generale prospettiva cognitivistica, secondo la quale la mente può essere paragonata a un computer. Questa appare più come un postulato che istituisce la corrente cognitivistica che come un’ipotesi falsificabile, anche se, secondo alcuni, si può dimostrare (per via però logica piuttosto che empirica) che la mente (in quanto capace di intuizioni) non sia riducibile a un meccanismo di calcolo.

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  6. L’approccio che mi convince di più è quello umanistico, in quanto è l’unico che effettivamente riconosce l’impossibilità di costringere l’attività umana all’interno di schemi precisi. Sicuramente i metodi scientifici possono apparire basati su presupposti più solidi, ma anche questi hanno dei limiti: come fare, con tali approcci ad avere un quadro chiaro e preciso di tutti i possibili comportamenti umani in reazione allo stesso fenomeno? E’ infatti impossibile studiare tutte le casistiche che si possono presentare. Di conseguenza è anche impossibile fare affermazioni del tipo “davanti a tal fenomeno l’uomo si comporta in questo determinato modo”. L’approccio umanistico mi sembra in questo senso più “onesto” nel riconoscere l’impossibilità di fare affermazioni di questo genere, riconoscendo la creatività e la libertà che caratterizzano ogni uomo.

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    1. … tuttavia, si potrebbe discutere la “scientificità” dell’approccio umanistico… In che cosa lo sguardo dello psicologo p.e. rogersiano differisce dallo sguardo di qualche “amico” pieno di “esperienza di vita”?

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  7. Ognuno dei metodi proposti è valido a mio avviso solo se utilizzato assieme ad un altro. Ad esempio la cosiddetta psicologia “umanistica” (la quale non considera un individuo riducibile a un modello di comportamento prevedibile, ma ne riconosce la diversità da un altro) andrebbe completata da un altro metodo, in quanto, a differenza ad esempio del comportamentalismo, con essa non si riescono a verificare le sue ipotesi di fondo.
    Il metodo Gestalt derivante dalla fenomenologia è quello che mi convince di meno in assoluto: se “riconoscere forme anche laddove non ci sono” è prerogativa di tutti gli esseri umani, allora ciò non si può applicare nello studio psicologico di un solo individuo, altrimenti si avrebbero con molta probabilità risultati uguali, o per lo meno simili, in tutti i casi presi in esame.
    In conclusione, ritengo che il metodo migliore sia quello del comportamentalismo, di matrice positivistica, nonostante abbia anch’esso un problema: quello di passare direttamente all’analisi comportamentale senza tenere conto del punto di vista dell’individuo. Se non ne si tiene conto, come si può sapere da dove partire con l’esaminazione?? Comunque ritengo che questo metodo sia valido perché è applicabile in ogni situazione e, in ogni caso, inconsapevolmente l’abbiamo usato e sperimentato tutti almeno una volta nella vita, nei rapporti genitori-figlio, sorella-fratello ecc

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    1. Interessante discussione. Ma come concretamente pensi che si possano “mixare” i diversi approcci senza confondere tutto (finire per sommare, magari, i loro difetti invece che i loro pregi)? Davvero tu hai sperimentato il “comportamentismo”? In quanto psicologia scientifica e sperimentale richiede particolari condizioni “laboratoriali” per essere praticata… Infine, anche nel comportamentismo si tiene conto delle “singole” risposte date da “singoli” individui.

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  8. Credo che il cognitivismo sia l’approccio psicologico più convincete in quanto esso potrebbe teoricamente comprendere il comportamentismo, il Gestalt(psychologie) e il costruttivismo.

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  9. Tra i vari approcci quello del cognitivismo, in quanto è vero che, come accade nel behaviourism, i nostri comportamenti non sono altro che risposte a stimoli esterni (come accade in tutti gli animali), ma il cognitivismo tiene anche conto di ciò che ci differenzia dal semplice animale, ossia della “parte immersa dell’iceberg” ossia tutti quei meccanismi interni della nostra psiche che ci consentono di poter affermare di essere umani e non semplici animali

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