5E per venerdì 31 marzo

Dopo aver approfondito i diversi approcci delle “scienze umane” (spec. psicologia e storia) al proprio “oggetto”, dì quale ti sembra più convincente e perché.

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8 pensieri su “5E per venerdì 31 marzo

  1. Nell’Ottocento era stato escluso che la psicologia potesse essere una scienza a causa del suo procedimento basato sull’introspezione soggettiva, che rendeva impossibile la conferma delle teorie in quanto escludeva ogni possibilità di verifica. Nel Novecento, invece, si svilupparono diverse correnti di psicologia sperimentale per tentare di ovviare a tale problema.
    Quali il comportamentismo che, rifiutando di prendere in considerazione il punto di vista del soggetto esaminato (perché inverificabile), ne studia il comportamento concepito come una risposta a stimoli. Il cognitivismo, che non si limita alle risposte agli stimoli ma formula ipotesi (falsificabili empiricamente), a lungo e a breve termine, sulla “parte della nostra mente non direttamente osservabile” (intesa come software del cervello). La Gestalt, che studia la tendenza umana a riconoscere o costruire mentalmente forme anche dove non ci sono, sulla base del principio “l’intero è maggiore della somma delle parti”. E, infine, il costruttivismo che interpreta la patologia comportamentale di un individuo come il risultato di errori di comunicazione tra parlanti.
    Queste diverse correnti della psicologia riducono l’uomo e la sua psiche a oggetti, al pari degli oggetti delle scienze naturali, soddisfando, così, le richieste di verificabilità e/o falsificabilità empirica delle diverse prospettive epistemologiche.
    Tuttavia fin dalla seconda metà dell’Ottocento, lo storicismo (tedesco) ha messo l’accento sul fatto che nelle cosiddette scienze dell’uomo soggetto e oggetto di conoscenza coincidono.
    Evidenziando il paradosso per cui se adottiamo un approccio oggettivistico all’umano, ci priviamo di ciò che conosciamo dell’umano per il fatto di essere noi stessi umani.
    Concordo quindi con Dilthey, fondatore dello storicismo, che sia necessario distinguere tra scienze della natura, in cui soggetto della conoscenza e oggetto sono distinti, e scienze dell’uomo in cui, invece, essi tendono a coincidere.

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  2. Tra le scienze umane fino ad ora studiate, quella che mi sembra più convincente è quella di Max Weber. Egli ritiene che le scienze umane, tra cui anche e soprattutto la storia, non debbano essere studiate sulla base di un’immedesimazione, ma valutando le cause, gli effetti, e ciò che sarebbe potuto accadere se determinati eventi o fenomeni non fossero accaduti (Teoria della possibilità oggettiva).
    Secondo Weber (e anche secondo me), infatti, uno studioso, immedesimandosi, ad esempio, nel personaggio storico da studiare, rischierebbe di essere di parte, e potrebbe “storpiare” la realtà, trasformando il personaggio in lui stesso.
    E’ vero, però, che è inevitabile una sorta di coinvolgimento soggettivo; ecco quindi la creazione di “tipi umani” (es. il generale vittorioso) e di “tipi di agire” (tradizionale, affettivo, razionale per scopo e razionale per valore), ai quali si possono ricondurre rispettivamente tutti i personaggi esistiti e tutti gli eventi storici accaduti.

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    1. Più che di coinvolgimento parlerei di “comprensione” che attinge al fatto che noi stessi (che studiamo l’umano) siamo umani. Buone argomentazioni. Attenzione alla costruzione della frase: non parlerei di una scienza umana “di Max Weber”, ma un’epistemologia (concezione, teoria, filosofia) DELLE scienze umane come quella elaborata da Max Weber.

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  3. L’approccio che trovo più convincente è quello del costruttivismo. Trovo molto intelligente indagare sulla comunicazione tra parlanti perché la parola (o i versi) è la prima forma di comunicazione con cui veniamo a contatto (a meno di mutismo) e la prima forma di comunicazione che mettiamo in atto. Appena veniamo alla luce piangiamo, non facciamo altro, probabilmente non possiamo fare altro. Quando i genitori ci mettono a letto, ci sussurrano parole confortanti, ci leggono storie o ci cantano ninne nanne, tutto con l’ausilio della voce, della parola. Per far valere le nostre idee ci esprimiamo parlando, non abbiamo altri mezzi. In tutto ciò c’è però la parte negativa: la parola è un’arma a doppio taglio. Quante volte una semplice frase viene mal interpretata e ne scaturisce qualcosa di brutto? Gli errori di comunicazione sono sempre dietro l’angolo in un mondo costruito e basato quasi tutto sulla parola: è proprio per questo che il costruttivismo è per me molto convincente. L’idea di studiare la comunicazione e i suoi possibili errori è, secondo me, davvero vincente e adatta anche, e forse ancor più che una volta, in un mondo così ricco di tecnologia come il nostro.

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  4. Trovo più convincente il cognitivismo in quanto non si limita a studiare le nostre reazioni a certi stimoli, ma cerca di spiegare come funziona il meccanismo che sta dietro alle reazioni. Prendendo l’esempio del computer, conoscere le correlazioni input-output non ti permette di capire fino in fondo come funziona il computer, è necessario sapere come sono strutturati harware e (sopratutto) software.

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