5E per mercoledì 5 aprile

Leggi questi casi di bioetica e per ciascuno di essi esprimi il tuo punto di vista argomentato (come avresti risolto il caso).

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4 pensieri riguardo “5E per mercoledì 5 aprile

  1. 1. Ritengo che il paragone sia forzato. Come si legge nel testo, certo, Gianni potrebbe decidere di continuare a donare il suo sangue a Enrico come atto di generosità, ma non credo che egli abbia l’obbligo morale di continuare a farlo.
    Per quanto riguarda la donna incinta, invece, vanno distinti vari casi. Se la gravidanza è il prodotto, ad esempio, di una violenza sessuale, quindi di qualcosa assolutamente non voluto dalla donna o se il proseguo della gravidanza potrebbe nuocere a lei o al futuro nascituro è lecito lei decida di interromperla. Ma se la gravidanza è il risultato, ad esempio, di una mancata precauzione all’atto sessuale o semplicemente a “un cambio di idea” riguardo al diventare madre, ritengo non sia giusto non dare la possibilità di vivere al bambino che la donna si porta in grembo.

    2. In linea di massima sono contraria all’ “accanimento terapeutico”. Se è accertato che le gravi condizioni di una persona non possano in alcun modo migliorare in futuro, ritengo giusto quantomeno lasciare che “la natura faccia il suo corso”, staccando la spina da ogni eventuale apparecchio medico.
    Nello specifico del caso 2bis, l’errore sta nel far esaminare la paziente da qualcuno affettivamente, o per motivi economici o, insomma, per qualsivoglia motivo, legato al paziente in questione.

    3. Non ho una chiara idea riguardo a questo argomento, ma mi sembrano più convincenti le teorie scientifiche di illustri premi Nobel che una qualsiasi dottrina religiosa.

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  2. 2. Secondo me prima di tutto la decisione dovrebbe dipendere dalla volontà della persona direttamente interessata. Ritengo che se una persona non è più in condizioni di vivere (che a mio parere è diverso da “sopravvivere”, magari dipendendo da una macchina) abbia il diritto di scegliere di morire. Nel caso in cui la persona direttamente interessata non sia in grado di esprimere la sua volontà e non lo abbia mai fatto in vita, ritengo che la decisione spetti alle persone vicine ad essa anche se purtroppo si rischia la situazione descritta del medico che attua questa pratica per puro interesse economico. Questo però si può verificare solo nel caso in cui le condizioni del paziente al quale dovrebbe essere praticata l eutanasia siano veramente gravi (quindi, in ogni caso, il paziente avrebbe pochissime possibilità di sopravvivere).

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  3. 1. A mio parere il paragone è efficace; il caso della trasfusione e quello della gravidanza, nella loro diversità, sono comunque molto simili.
    Ritengo quindi che l’autrice argomenti in modo adeguato la sua tesi, con cui, per altro, mi trovo in accordo: ognuno deve poter scegliere per la sua stessa vita.

    2. Personalmente ritengo sia difficile generalizzare questo genere di situazioni perché ogni caso ha una sua sfumatura che può anche variare completamente il risultato finale. Prendendo nello specifico gli esempi di Rachels: nel primo caso il marito si interessa solo del denaro; uccidere la moglie (sana) solo per l’eredità è e non può che essere un’azione da condannare. Nei casi successivi invece, penso che la cosa più importante sia quella di seguire la volontà dei pazienti. Se questo non è possibile bisognerebbe, secondo me, fissare degli “standard” per decidere quando effettivamente è possibile lasciar morire un paziente (ad es. se un paziente, entro un tot di tempo, non migliora e non risponde in modo positivo ai medicinali, allora lo si può lasciar morire. Non prima). Questo risolve anche il caso 2bis: se anche il paziente che si vuole lasciar morire è la moglie del medico ed ha una grossa eredità, comunque verrebbe lasciata morire nello stesso momento in cui la si lascerebbe morire se l’eredità non ci fosse.

    3. Trovo molto difficile discutere su questo argomento in quanto ho idee contrapposte che si alternano. Per quanto mi riguarda, comunque, un essere umano lo si considera tale nel momento in cui è parte del mondo, ha delle necessità,…
    Come dicevo nella risposta 1, ognuno deve poter scegliere della sua vita, e se una donna non se la sente di iniziare o continuare una gravidanza deve poter essere libera di interromperla.
    D’altro canto, però, anche gli embrioni, pur non essendo esseri umani, sono degli esseri viventi, degli uomini in potenza, e farli morire sarebbe comunque una sorta di omicidio. Penso, quindi, che la soluzione migliore sia che ognuno si prenda le proprie responsabilità: ci sono molti modi per evitare le gravidanze e prestare un po’ più di attenzione non costa nulla.

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