5D per martedì 4 aprile

Leggi questi casi di bioetica e per uno di essi, a tua scelta, esprimi il tuo punto di vista argomentato (come avresti risolto il caso).

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19 pensieri su “5D per martedì 4 aprile

  1. Le questioni proposte sono molto delicate e irrisolvibili ma si può certamente avere al riguardo delle opinioni. Il caso di “eutanasia”, e la chiamo così per sottintendere il mio essere a favore con questa procedura, è molto attuale in quanto ci sono stati diversi casi nelle ultime settimane che hanno risvegliato l’ opinione pubblica al riguardo. Penso che ogni persona possa esprimere la propria volontà, ovviamente in casi estremi, di non vivere più e quindi poter decidere come porre fine alla propria vita. Si potrebbe definire come un suicidio assistito ma che a differenza del suicidio per altri motivi esso è meno doloroso e più dignitoso. Ritengo di sottolineare che questa pratica debba essere utilizzata solo in casi di impossibilità di guarigione da una malattia o altri gravissimi motivi medici tali che non permettano la vita in modo dignitoso; in modo tale che questo atto non diventi omicidio da parte del medico o un semplice suicidio compiuto in modo diverso e per motivi di depressione (per esempio).
    Se la persona non ha lasciato scritto il suo volere la decisione spetta ai famigliari (come il consenso alla donazione degli organi in caso di decesso in ospedale) che saranno loro a fare le veci del loro caro.

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  2. Nella sanità moderna è molto raro che un dottore, chirurgo ecc operi o curi un suo paziente. Si tende ad evitare situazioni del genere per non creare un eccessivo stato di turbamento, dovuto al coinvolgimento emotivo, sia per il professionista sia per il paziente (se cosciente). Questo però è solamente un cavillo tecnico. A mio parere se una persona non è più in grado di vivere senza l ausilio di macchinari tecnologici deve morire. Non a caso ho utilizzato la parola vivere e non sopravvivere: dal mio punto di vista c’è vita sino a che ci si riesce a relazionare con il mondo esterno. Il coma irreversibile e quello indotto farmacologicamente con il fine di mantere il paziente (?) In uno stato di sopravvivenza è sbagliato per varie ragioni:
    – va contro natura.
    – non fa altro che prolungare l agonia dei familiari (soffrono come se il loro paziente sia morto, In quanto in realtà non può comunicare con loro, e contemporaneamente devono sopportare la vile condizione in cui è legato).
    – è dispendioso per lo Stato ed i contribuenti inoltre occupa (a mio parere abusivamente) macchinari e stanze ospedaliere.
    L unica motivazione per cui sembrerebbe plausibile accanirsi con questa barbaria sembra la speranza di poter trovare una cura, Che però appare ancora molto lontana.

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  3. 1) Per poter discutere in questo caso ritengo essenziale fare una precisazione, non sempre la donna viene “narcotizzata e portata in una clinica” come afferma Thomson, ovviamente se riferito alla tematica dell’aborto vuol significare che ha concepito un figlio contro la sua volontà. Ritengo che nel caso in cui la donna abbia subito abusi o violenze, ha tutto il diritto di scegliere cosa vuole, sia l’aborto che non.
    Nei casi in cui si decida di procedere con l’aborto a seguito della rottura di un contraccettivo (ecc) oppure per via di ripensamenti non saprei sinceramente rispondere.Resta il fatto che un figlio “si fa” grazie a due persone, si spera consapevoli e quindi anche responsabili.

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  4. CASO N. 1

    Gianni ed Enrico
    • Primo aspetto che voglio far notare è che non trovo affatto giusto che Gianni venga narcotizzato per poi essere portato nella clinica segreta: ognuno di noi deve essere libero e consapevole di ciò che vuole fare e ha il diritto di scegliere. Questo gesto, fatto alle sue spalle già di per sé non rispetta la sua libertà.
    • Con il secondo punto rispondo alla domanda “Avrebbe diritto Gianni di pretendere che lo scolleghino?”; certo che sì; in primis perché lui non ha potuto scegliere di aiutare Enrico ma al contrario è stato costretto e inoltre egli non è assolutamente obbligato da nessuna legge/regola/costrizione a dover mantenere in vita il suo “compagno di stanza”.
    • “Ma sarebbe anche un atto moralmente dovuto?”. Personalmente credo che sia piuttosto un “atto moralmente “potuto”” nel senso che appunto nessuno è obbligato a fare niente per nessun altro; certo sarebbe molto bello che tutti ci aiutassimo e partecipassimo ai problemi degli altri per cercare di risolverli ma di certo non è un obbligo. Ognuno di noi agisce “in coscienza”, come si suol dire e magari spesso ci si sente in dovere di fare qualcosa: questa è però una questione di “potere morale” appunto non certo di obbligo.

    Interruzione di gravidanza
    • L’autrice del brano servendosi di questo esempio per argomentare a favore della legittimità dell’interruzione di gravidanza fa leva sulla libertà degli individui. Ella sostiene infatti che “non si potrebbe costringere una donna a una “continua trasfusione” di sangue con un altro essere, neppure se si supponesse che quest’altro essere sia già pienamente una persona umana.”. Sostenendo questa opinione mette al primo posto la libertà di agire di ognuno di noi, di Gianni nel non aiutare Enrico e della donna ad interrompere la gravidanza. Sembra quindi che non consideri altro che “i diritti” della donna stessa e la loro inviolabilità. A mio avviso il paragone fatto con il caso di Gianni non regge molto, in quanto, mentre Gianni decide di non aiutare Enrico che con lui non ha nessun legame e che è oltretutto in grado di esprimersi, la donna ha uno strettissimo legame con il proprio figlio, è lei stessa che l’ha concepito nonostante “lui non l’avesse chiesto”. In questo caso più che di libertà, che comunque è sempre importante, si parla secondo me di responsabilità. Non sempre è facile però far andare a braccetto le due cose, anzi, molto spesso l’una è l’antitesi dell’altra.

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  5. Scelgo il secondo caso.
    A mio parere, gli esempi 2 e 2 bis sono da considerarsi diversi: nel primo caso, infatti, si tratta di eutanasia passiva finalizzata ad evitare uno sforzo terapeutico inutile, il quale servirebbe solamente a prolungare la vita sofferta del paziente anziché a curarla.
    Nel caso 2 bis, invece, l’ipotetico medico praticherebbe l’eutanasia non per liberare il paziente dalla consapevolezza di avere i giorni contati ma per lo scopo subdolo di ottenerne il denaro e quindi, questo gesto, non è da ritenersi in alcuna misura una opera di magnanimità.
    Casi di questo genere, a mio parere, vanno esaminati e valutati sulla base delle intenzioni del medico: se costui agisce (o crede di farlo) per il bene del paziente, allora il suo operato andrebbe rispettato.

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  6. 3)Dal mio punto di vista, un essere umano si può considerare tale quando è in grado di comunicare e relazionarsi con gli altri. Gli uomini hanno da sempre vissuto in società/comunità, pertanto gli embrioni (ma questo discorso può essere esteso anche alle persone in stato vegetativo) che per motivi biologici non possono essere ancora in grado di esercitare questa facoltà non sono persone.

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    1. E quando versi in sonno profondo senza sogni? Ti si può eliminare? Dopo qualche ora ti svegli e interagisci, come l’embrione farà dopo qualche mese… Non conta nulla l’intuizione aristotelica che l’embrione sia un essere umano completo soltanto “in potenza”, proprio come chi versa in coma reversibile?

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  7. Parlando del caso numero 1, io ritengo che i due termini di paragone (Gianni ed Enrico, la donna in gravidanza non desiderata) siano di fatto imparagonabili. Gianni è stato costretto ad attaccarsi alla persona mentre la donna non è stata costretta a rimanere incinta: penso che ognuno sappia che con l’atto sessuale non protetto è possibile avere un figlio, pertanto se non lo desidera esistono le dovute precauzioni. Se per caso, nella più tragica delle ipotesi, una donna venisse costretta ad avere un rapporto sessuale e da tale rapporto restasse incinta, peso che sarebbe un suo pieno diritto abortire come sarebbe un pieno diritto per Gianni non aiutare la persona gravemente malata. Molti lo riterrebbero un atto immorale ed egoista, ma per compiere un gesto del genere bisogna avere coraggio e sapere a cosa si va incontro. Se non ci si ritiene fisicamente/mentalmente preparati è giusto che una persona decida di non farsi carico di una così grande responsabilità che potrebbe segnare la sua vita intera, sia di Gianni che della ragazza.

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  8. Caso numero 2
    Sicuramente tra la situazione 2 e la 2bis si tratta sempre di lasciar morire una persona, la differenza sta nelle intenzioni del atto. Da qui secondo me la differenza tra l’eutanasia “buona” e quella “cattiva” (intese come lasciar morire) è proprio l’interesse con cui si pone. Chiaramente nel 2 bis c’è un secondo fine all’eutanasia praticata dal medico e in questi casi deve a mio avviso contare solamente il volere della persona soggetta a questo lasciar morire, ma se questa fosse impossibilitata a comunicare il proprio volere dovrebbero essere le persone più vicine a lei. nel caso del 2bis sarebbe proprio il marito- medico-omicida a decidere cosa fare e ovviamente sarebbe una decisione condizionata dallo stesso interesse. Quindi il problema sta a monte, sul giudizio riguardante l’eutanasia, anche se non è un’azione non lecita o vietata, il dubbio rimane sulla correttezza morale nel attuarla.

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  9. 2) A mio parere quello che conta più di tutto è la volontà del paziente se quest’ultimo decide che non sia il caso di prolungare la sua vita nelle condizioni in cui si trova allora il caso del medico che lo “lascia morire” (anche se il paziente dovesse essere la moglie benestante del dottore) a mio parere non può essere considerato omicidio. Se il parere del paziente non può essere espresso e non è stato espresso allora a decidere dev’essere la persona ad esso più vicina (anche se si tratta di un marito che dalla sua morte ricaverebbe molto denaro). Questa posizione conta sul fatto che quando si deve decidere della vita di una persona si decida sempre per il suo meglio e per quello che anhche lei avrebbe voluto

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  10. 2. Da anni l’eutanasia e’ stata al centro di polemiche che vedono contrapporsi chi pensa che questa sia omicidio e chi invece pensa che sia un atto di “liberazione per il malato”. Se la differenza tra l’eutanasia “buona” e l’eutanasia “cattiva” non riposa sulla differenza tra
    “passività” e “attività”, piuttosto che tra “volontà del paziente” e non, forse questa differenza non esiste. L’eutanasia dovrebbe servire per alleviare il dolore al paziente, ma non sapremo mai se dietro a questa decisione vi erano altre motivazioni più subdole. Ciò su cui vorrei soffermarmi e’ il dilemma sul se prendere o meno la decisione del paziente. Io stesso mi sento confuso pensando a questo argomento, ma escludo la presa in considerazione della volontà di una persona morente.
    Per esempio: qualche settimana fa ho visto un servizio delle “Iene” in cui essi descrivevano la vita di una povera persona che a seguito di un incidente rimase paralizzata da testa a piedi. Egli poteva capire ciò’ che la gente diceva, ma rispondere solo mediante versi e movimento degli occhi. Egli, a quanto pare, aveva espresso la volontà’ di “lasciarsi andare” per eutanasia, come ribadisce all’inizio del servizio, ma poi alla fine, a seguito di un’ultima domanda da parte dell’inviato, il povero uomo si mise a piangere, tornando sulla sua decisione di morire. Con questo esempio voglio far capire come la decisione del paziente non rispecchia la sua vera volontà, in quanto egli può essere stato spinto dal non voler gravare con ulteriori spese per medicine e cure sulla sua famiglia, oppure sentendosi un peso per al comunità.
    L’eutanasia e’ vista bene da alcuni, e male da altri, ma ciò che veramente conta e’ la vita del paziente e, per rispettarla (a parere mio) si dovrebbe fare tutto il possibile per salvarlo, anche se le speranze sono poche.

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  11. 2. L’eutanasia, per definizione, è una morte buona, che quindi porta a giovamento. Il che significa che se un essere umano arriva a chiederla significa che la sofferenza che sta provando è enorme e preferisce “staccare la spina”. Ma è una scelta che deve prescindere dall’individuo. Tuttavia vi sono stati casi di eutanasia in cui il paziente era deciso a suicidarsi, interrompendo le cure mediche quindi, ma che nonostante ciò sono stati criticati aspramente dall’opinione pubblica. L’ultimo esempio è quello di Dj Fabo, morto in una clinica in Svizzera a seguito di questo metodo. Ma l’eutanasia è un metodo più che giusto se chi deve subirla è d’accordo oppure è in condizioni di irreversibilità fisica (a seguito di quache male non può tornare normale), negli altri casi si può considerare omicidio

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  12. CASO DI INTERESSE BIOETICO NUMERO 1
    A mio parere il paragone istituito da J. J. Thomson risulta efficacie e abbastanza verosimile. In generale ritengo che sia giusto soddisfare la richiesta di una donna che chiede l’aborto: prima di tutto un parto indesiderato può avere ripercussioni a livello fisico e psicologico sia nella donna che nel neonato. Successivamente non condivido il punto di vista di chi considera un embrione alla pari di un essere umano adulto: nei primi mesi della gravidanza il feto è infatti sprovvisto di un sistema nervoso sviluppato e risulta pertanto non cosciente. Infine vietare per legge l’interruzione di gravidanza finirebbe col causare un drammatico aumento degli aborti clandestini, pericolosissimi per la salute della donna.

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  13. Ho scelto il caso numero 1.
    Io credo che Gianni sia liberissimo di chiedere l’interruzione della sua donazione al malato Enrico poiché essendo il sangue il suo è egli stesso di decidere sul da farsi e non può essere costretto a donare il sangue. D’altro canto si può “invogliare” o per meglio dire “far comprendere” che la donazione sarebbe un atto buono ma non di certo dovuto. Secondo me il paragone tra l’esempio dato e l’interruzione di gravidanza per certi aspetti può reggere (infatti non si può essere costretti a fare una cosa che non si vuole) ma d’altro canto le due persone Gianni ed Enrico sono due persone diverse mentre la madre e il suo feto sono ancora un’unica persona e quindi l’aborto diverbbe una sorta di “auto lesione” e quindi non credo che i due esempi possano coincidere a pieno.

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