Ancora su fede e ragione tra Medioevo e Rinascimento

AverroisIn ambito islamico Averroè elabora una dottrina per certi aspetti affine a quella di Tommaso e Agostino, in quanto sostiene che fede e ragione non possano contraddirsi. La differenza principale è tuttavia questa: la filosofia, che si serve anche del ragionamento, attinge alla verità tramite l’intelligenza (per illuminazione), come nel caso esemplare di Aristotele, “uomo divino”, mentre la fede si basa sul Corano, che porta alle medesime conclusioni della filosofia solo se interpretato allegoricamente, in quanto sarebbe stato scritto per il popolo ignorante. Dunque, nella prospettiva di Averroè, che fu avversata dai musulmani ortodossi, non si dà mai il caso che certi “articoli di fede” possano essere creduti oltre a ciò a cui si possa giungere con la filosofia (intesa, tuttavia, come detto, come esercizio non solo della ragione, ma della “divina” intelligenza). Bisogna ricordare che per un musulmano la conciliazione tra fede islamica (intesa allegoricamente) e ragione è meno difficile che per un cristiano, poiché il musulmano non crede che Dio si sia fatto uomo e, come tale, sia morto e risorto. Lo stesso vale per un ebreo come Moses Maimon che, pure, interpreta la Bibbia ebraica in chiave allegorica (come faceva già Filone di Alessandria).

  • 1LP78, § 4 (Averroè), § 7 (Maimonide) 
  • 1LP78, § 10 (dottrina della doppia verità)

In età rinascimentale posizioni non dissimili assumono i “platonici cristiani” Cusano, Ficino e Pico (di cui torneremo a parlare nel prossimo modulo, dedicato alla rivoluzione scientifica). Cusano, in particolare, distingue tra ratio discorsiva (la dià-noia platonica) e intellectus intuitivo (il nous platonico), il solo a cogliere la verità divina. Alla luce di questa dottrina Cusano può considerare le diverse religioni come vie diverse per conseguire la medesima conoscenza (nel De pace fidei, del 1453),

  • LP1, § 5, § 7 (Cusano)
  • LP3, §§ 2-3 (Ficino)

Pomponazzi arriva a conclusioni simili da “aristotelico” (mettendo in luce soprattutto il ruolo della ragione).

  • LP3, § 6 (Pomponazzi)

GalileoAnche Galileo pensa che l’uomo possa conoscere intensive (intensivamente, singole verità) con la medesima chiarezza di Dio (che, però, conosce tutto extensive, estensivamente, come l’uomo non può fare). Questo significa che anche per lui un ruolo non marginale esercitano, non solo i sensi e la ragione, ma anche l’intelligenza. Ciò non fa di Galileo meno un credente (che interpreta la Bibbia allegoricamente, per renderla compatibile con la scienza, come leggiamo ad es. nella Lettera a Benedetto Castelli, che puoi scaricare qui, pp. 54-57).

  • LP15, § 2 (Galileo)

LuteroSull’altro “fronte” Lutero enfatizza il ruolo della fede, sulla scia degli agostiniani medioevali (Bonaventura, Ockham). Alcuni tra questi, tuttavia, come Ockham, soprattutto in ambito inglese, non disdegnano il ruolo, oltre che dalla ragione, dei sensi.

  • 1LP85, § 3 (Bonaventura)
  • 1LP87, § 7 (Ockham)
  • LP4, § 6 (Lutero)

ErasmoUna prospettiva molto interessante è quella di Erasmo da Rotterdam. Convinto come Lutero che ogni buon cristiano debba leggere la Bibbia, direttamente, senza la mediazione dell’autorità ecclesiastica, egli non condivide la lettura “integralista” della Bibbia (almeno in alcune sue parti) di Lutero, ma propone un criterio di interpretazione in un certo senso “socratico”: la Bibbia e, specialmente, i Vangeli vanno intesi per ciò che essi ci dicono di corrispondente a ciò di cui facciamo esperienza col “cuore”, con la nostra “intelligenza” e “anima”. Può sembrare un invito a una lettura allegorica soggettiva e arbitraria, ma l’ipotesi è che la verità sia sempre la medesima e possa, dunque, essere suscitata maieuticamente nel lettore avvertito e sensibile.

  • LP4, §§ 3-4 (Erasmo)

Un esempio dei risultati divergenti a cui la lettura di Erasmo perviene rispetto a quella di Lutero riguarda il problema del libero arbitrio: mentre Lutero sostiene la dottrina del “servo arbitrio” (non  potremmo agire se non come Dio ci predestina ad agire), Erasmo difende il libero arbitrio (torneremo su questo tema nel terzo modulo).

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