Diverse soluzioni del problema del libero arbitrio

Per quanto riguarda il problema di come conciliare il libero arbitrio come il meccanicismo a cui sembra obbedire la Natura secondo la scienza galileiana, cartesiana e newtoniana, Baruch Spinoza “taglia la testa al toro”, come si suol dire, negando semplicemente che esista il libero arbitrio. Materia (o estensione) e pensiero non sono due sostanze distinte che interagiscono una con l’altra, ma due “facce” (due “attributi”) della stessa unica Sostanza (Dio = Natura).

Infatti, se definiamo con Aristotele “sostanza” ciò che non dipende da altro per essere, le cartesiane res cogitans e res extensa non possono più essere considerate vere e proprie sostanze, in quanto dipendono da Dio, cioè dalla Natura, la sola vera e unica sostanza. Che cosa sono, allora, pensiero ed estensione? Essi sono attributi della Natura, in quanto dipendono dalla Natura (non potrebbero esistere senza la Natura), così come gli accidenti delle sostanze in senso aristotelico dipendono dalle rispettive sostanze (un tavolo può essere bianco o nero, accidenti che non potrebbero esistere senza tavolo, ma deve necessariamente esistere il “tavolo”, la sostanza).

In questa prospettiva dire, ad esempio, “Tizio esce di casa perché vuole prendere una boccata d’aria”  e dire “Tizio esce di casa perché i muscoli delle gambe, comandati dal cervello, lo portano fuori di casa” sarebbe la stessa identica cosa, solo vista da due punti di vista diversi (come dire che uno stesso foglio è concavo o convesso a seconda del punto di vista da cui lo si guarda), il punto di vista (soggettivo) del soggetto agente e quello (oggettivo) di qualcuno che lo studiasse dall’esterno.

  • LT35, § 1-2

Thomas Hobbes, come Spinoza, nega il libero arbitrio, ma nega perfino, a differenza di Spinoza, che esista una res cogitans distinta dal corpo. Il pensiero potrebbe essere una “secrezione” del corpo, come altri noti prodotti che noi “emettiamo”, senza che sia necessario conferirgli dignità di “sostanza” separata.

cfr. LT31, § 9

N.B. Il difetto di queste soluzioni è che per spiegare il problematico rapporto tra l’anima e il corpo si giunge a negare il libero arbitrio, il quale sarebbe solo apparente: noi crediamo di essere liberi nelle nostre scelte, ma queste sono già determinate da cause (viste fisicamente) o, secondo il solo Spinoza, ragioni (viste psicologicamente) ben precise anche se ci sfuggono: quelle appunto che ci fanno scegliere in un certo modo piuttosto che in un altro. Ma se il libero arbitrio non esiste, sembra che siamo del tutto irresponsabili delle nostre azioni (non potremmo agire se non come agiamo, dunque perché biasimare alcuni comportamenti e lodarne altri?).

D’altra parte – si potrebbe osservare – anche se il libero arbitrio esistesse, come dovremmo intenderlo? Se la mia azione sfuggisse alla necessità perché casuale, non ne avrei maggior merito che se fossi costretto da necessità. Se invece posso invocare ragioni che giustificano la mia scelta (come dice Spinoza e come dirà anche il filosofo Leibniz), questa ragioni non sono forse la “controparte” spirituale di quelle che, sul piano corporeo, non sono altro che cause? Ma allora non potrei avere agito diversamente da come ho agito, perché qualora avessi agito diversamente da come ho agito, anche in quel caso ve ne sarebbero state ragioni o cause, semplicemente: diverse…

Blaise Pascal imposta il problema (che non risolve del tutto) nel modo seguente.
Egli  mette in discussione la verità del meccanicismo, evocando gli antichi argomenti scettici (Agrippa) e facendo notare che si tratta in ultima analisi di un’ipotesi, non di un’evidenza assoluta. Il fatto che lo “spirito di geometria” moderno (la “ragione”) vi si basi, non esclude affatto che le cose stiano in modo diverso, come potrebbe suggerire lo “spirito di finezza” (il “cuore” o l'”intuizione”). Questo, implicitamente, ci consente di credere di essere liberi (e, più in generale, di credere nel cristianesimo tradizionale, a cui Pascal aderisce). Insomma: anche se appare evidente che l’universo obbedisce a leggi matematiche, come sostiene Cartesio, è ancora più evidente che ciascuno di noi è libero. Davanti all’evidenza soggettiva del libero arbitrio sono i principi cartesiani a doversi ritirare, ritrasformandosi in ipotesi.

cfr LT27, §§1-3 (sulle premesse filosofiche della dottrina del libero arbitrio di Pascal, di cui il manuale tace)
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