I limiti della conoscenza possibile

Ma nella nostra mente, secondo Kant, non ci sono soltanto intuizioni pure e categorie dell’intelletto, ma anche idee della ragione, quali quella dell’io, di Dio e del mondo.

Tuttavia, poiché nessun fenomeno vi corrisponde, da queste idee non possiamo ricavare alcuna conoscenza.

  1. Per quanto riguarda l’io, ad esempio, certamente si tratta del presupposto di ogni nostra conoscenza. Ma questo fatto, come già Hobbes osservava obiettando alla nozione cartesiana di res cogitans, non ci dice se il soggetto sia una sostanza pensante o piuttosto un corpo esteso (o magari una “passeggiata”). Secondo Kant non possiamo sapere nulla al riguardo.
  2. Per quanto riguarda il mondo, comunque lo concepiamo (come finito o come infinito nello spaziotempo e nella sua divisibilità, come organizzato deterministicamente o come “abitato” da soggetti liberi ecc.), cadiamo in antinomie, che sono la spia del fatto che possiamo usare la ragione solo, come intelletto, applicandola ai contenuti sensoriali.
  3. Per quanto riguarda Dio, infine, Kant ha buon gioco nel demolire sia l’argomento ontologico di Anselmo (dai cento talleri perfettissimi che immagino di avere non segue la loro esistenza reale nelle mie tasche), sia l’argomento cosmologico di Tommaso (non posso presupporre una causa prima dei fenomeni che non sia essa stessa fenomenica e che non sia l’effetto di qualche altra causa e così via all’infinito: perfino i bambini chiedono ai loro genitori, attingendo alla categoria di causa-effetto, “Ma se Dio ha fatto il mondo, chi ha fatto Dio?”).

Più in generale, Kant riconosce che i nostri ragionamenti possono cadere in antinomie, se li portiamo alle estreme conseguenze (cfr. l’esempio platonico del Parmenide sull’Uno), ma ritiene che questo rischio si verifichi soltanto se non applichiamo la ragione al semplice contenuto dell’esperienza sensoriale. In questo modo Kant giustifica la distinzione, che arriva fino ai nostri giorni, tra sapere scientifico, fondato su ragione ed esperienza, e speculazione filosofica, stimolante quanto si vuole, ma che sarebbe priva, come la religione o la letteratura, di valore “scientifico”.

N. B. Naturalmente questa distinzione reggerebbe se il sapere scientifico fosse effettivamente oggettivo e se si fondasse effettivamente sulle categorie kantiane. Il paradosso è che per “accertare” se la scienza sia “oggettiva” bisogna ancora una volta rivolgersi a quella filosofia di cui si sperava di poter fare a meno, nella forma della contemporanea epistemologia (filosofia della scienza), di cui ci occuperemo il prossimo anno (e di cui lo stesso Kant può essere considerato precursore).

  • LP81, §§ 1-4
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