Interpretazioni letterali e spirituali della rivelazione

Il nostro obiettivo è discutere il rapporto tra filosofia e religione (con particolare riguardo al cristianesimo, sia come esempio, sia per il suo ruolo storico in Occidente), dai primi secoli dopo Cristo fino alla rivoluzione scientifica e alla controversia tra Galileo Galilei e la Chiesa.

Per evitare equivoci è opportuno considerare che nello stesso ambito cristiano i modi di interpretare i testi sacri e, più in generale, di vivere la fede sono sempre stati, fin dall’inizio e poi nei secoli, molto diversi (alcuni così diversi da venire giudicati eretici o eterodossi, cioè incompatibili con la fede della Chiesa cattolica, cioè universale).
rotoloDavanti alle incongruenze della Bibbia (passi che sembrano contraddirne altri; ad esempio in Genesi, 1, 20-26 prima vengono creati gli animali e poi l’uomo, mentre in Genesi, 2, 1-19 prima viene creato l’uomo e poi gli animali) e alle rappresentazioni “primitive” che essa contiene p.e. di Dio (dipinto, antropomorficamente, come animato da “ira”, “gelosia” ecc. e dotato di “mani” ecc.) fin dai tempi dalla prima diaspora ebraica e, poi, ancora, durante il cristianesimo si dovette adottare un’interpretazione non letterale.

Infatti, anche se volessimo prendere “per oro colato” ossia come letteralmente vero tutto quello che troviamo scritto nella Bibbia, in quanto parola di Dio, come intendere i testi che presentano contraddizioni con altri testi o incongruenze con quanto sappiamo da altre fonti attendibili (come quella scientifica)? Certo, il fondamentalista ci potrebbe spiegare che le contraddizioni e le incongruenze solo solo apparenti, per questa e quest’altra ragione… Ma che farebbe, in tal modo, il (non più) fondamentalista? Si allontanerebbe da una lettura, appunto, letterale, per introdurre, surrettiziamente (ossia di nascosto), la sua interpretazione di questo o quel passo, a scopo armonizzativo (cioè per armonizzarlo con agli altri passi o con l’esperienza). Insomma, a quanto pare ogni fondamentalismo (ossia qualsiasi pretesa di intendere questo o quel testo sacro, anche non cristiano, p.e. musulmano o di altra religione, come letteralmente vero) cade.

L’interpretazione non letterale per eccellenza è quella “allegorica” (il testo dice “altro”, in greco: “àllon“, da quello che sembra) che si applica soprattutto ai passi irrazionali, assurdi o poco credibili della Bibbia (e, in generale, di qualsiasi testo).

Nato in età ellenistica (o anche prima), adottata dagli stoici per interpretare il mito greco pagano, il metodo allegorico (o allegorési) viene impiegato per “spiegare” la Bibbia (ebraica) dal Filone di Alessandria (I sec. a. C.) (cfr. 1LP64, § 3) , è noto a San Paolo (I sec. d. C.) (cfr. 1LP64, § 6) e abbondantemente impiegato dai primi teologi e filosofi cristiani, soprattutto in Alessandria, come il grande Origene (III sec. d.C.) (cfr. 1LP65, § 4-5).

Per comprendere a che cosa tale procedimento poteva arrivare in Filone e Origene (cioè a considerare come simbolici eventi non solo dell’Antico, ma anche del Nuovo Testamento) si legga p.e. la pagina p. 179  del libro  di David T. Runia, Filone di Alessandria nella prima letteratura cristiana, Vita e Pensiero, Milano.

Per comprendere e contestualizzare meglio questa pagina, tenete presente che nella “tradizonale tipologia cristiana” (usata anche da San Paolo) passi dell’AT (Antico Testamento o Bibbia ebraica) vengono letti come prefigurazione di episodi del NT (Nuovo Testamento) e, in particolare, della venuta, vita, morte e resurrezione di Cristo (p.e. l’esodo degli Ebrei dall’Egitto, cioè la Pasqua ebraica, sarebbe un “tipo” o un’ “allegoria”, della resurrezione di Cristo, la Pasqua cristiana), mentre l’allegoresi che Origene desume da Filone, estremizzandola, è di tipo “filosofico”. La Scrittura avrebbe non solo un significato letterale, ma altri tre significati “spirituali” (allegorico, morale, anagogico), rivolti al lettore, di natura squisitamente filosofica (teologica, etica ecc.).

Spesso il testo (l’episodio storico narrato) sembra “forzato” a dire qualcosa che oggi, col metodo storico-critico, dubitiamo che l’autore del testo volesse davvero dire (l’allegoria, cioè, non è “voluta” da chi ha scritto il testo, come p.e. nel caso di Dante, ma è “trovata”, “immaginata”, “Inventata”, solo dal lettore teologo, come Origene, imbevuto magari di platonismo).

colomba_SS

Tenete presente, infine, un fatto fondamentale, che spiega l’importanza che in tutto questo gioca lo “Spirito Santo” (e la ragione per cui ci siamo serviti, “allegoricamente”; di una colomba per rappresentare questo modulo): nella concezione cristiana, lo Spirito interviene sia a “dettare” le parole della Bibbia (considerata dal credente “parola di Dio”), sia, cosa che ora ci interessa di più, a “ispirare” l’interprete della Bibbia stessa (a fargli, ad esempio, trovare significati, appunto,”spirituali” dietro la “lettera”):

Poiché tali interpretazioni sono, di fatto, una “filosoficizzazione” del testo, come abbiamo detto, allo “Spirito” possiamo attribuire quella che gli storici chiamano “ellenizzazione” del cristianesimo (e che noi possiamo anche considerare una “filosoficizzazione”, in particolare una “platonizzazione” e una “stoicizzazione”, cfr. dottrina del Lògos/verbo, del cristianesimo).

Operata questa “spiritualizzazione”; come anche la possiamo chiamare, della differenza cristiana (rispetto alla filosofica greca) che cosa rimane? Soprattutto l’idea che sia Dio a prendere l’iniziativa dell’amore (incarnandosi in Gesù, sempre che anche quest’incarnazione non debba essere intesa in modo “spirituale” e “simbolico” come tendevano a fare gli gnostici, cfr. 1Fp331).

Lo Spirito è quindi anche “responsabile” della tendenza degli antichi interpreti (i Padri della Chiesa) a de-storicizzare sia la Bibbia nel suo complesso, sia i Vangeli, considerandoli testi fondamentalmente simbolici, cioè a disinteressarsi proprio di quegli aspetti storici sui quali gli studiosi moderni, valendosi del metodo storico-critico, insistono maggiormente.

Per approfondire.

Tra l’approccio “platonizzante” (estremizzato dallo gnosticismo), tipico dei Padri soprattutto greci (ed ereditato, in una certa misura, dall’attuale Chiesa ortodossa) e quello storico-critico (che sarebbe stato promosso soprattutto in età moderna dai protestanti) possiamo collocare di Agostino (e più in generale i Padri latini, da cui sarebbe stata ispirata soprattutto la Chiesa cattolica romana), il cui pensiero approfondiremo presto.

Davanti alle diverse interpretazioni della Bibbia ricorre presto a un nuovo criterio, quello dell’autorità (della Chiesa “universale” o “cattolica”), di cui sono espressione i “simboli” (“Credo”) concordati nei diversi concili di vescovi, primo fra tutti il Credo niceno-costantinopolitano che si recita a messa, condiviso da cattolici, ortodossi e protestanti, e che costituisce, p.e. in ambito cattolico, la base del catechismo. Tale autorità fu inizialmente sostenuta dal potere politico dell’Impero e, poi, in Occidente, come sappiamo, fu esercitata direttamente dal Papa che acquisì progressivamente un potere (temporale) di tipo politico. In ultima analisi si deve credere quello che l’autorità della Chiesa, ispirata da Dio tramite lo Spirito, ci comanda di credere. Posizioni diverse sono considerate etero-dosse (opinioni altre da quella ufficiale, giusta, orto-dossa).

  • 1LP65, §§ 6-7
  • 1S4, §§ 4-6 (pp. 318-19)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...