“Incontriamo Galileo Galilei”

Sintesi dell’incontro con il prof. Giovanni Comelli,
docente di Fisica della Materia presso l’Università di Trieste,
svoltosi all’ I.S.I.S. “Malignani” di Udine il 5 novembre 2016

a cura di G. Giacometti

Comelli:

Spesso i ciarlatani di turno si rappresentano ancor oggi come Galileo rifiutato dalla comunità scientifica!

  • Ma Galileo aveva completamente ragione nel confronto con la Chiesa e la Chiesa completamente torto?
  • In che senso può essere considerato l’iniziatore del metodo scientifico?
  • Che rapporto hanno scienza e tecnica?

Il rapporto stretto e reciproco tra scienza e tecnica non esclude che le due attività siano distinte: l’una cerca la verità, l’altra di risolvere problemi pratici. Galileo, ricorrendo al cannocchiale, mostra come la scienza possa ricorrere alla tecnica come strumento di conoscenza. La scelta di servirsi di strumenti, tuttavia, non è ovvia, ma richiede un salto epistemologico.

  • Galileo ha sempre difeso il sistema copernicano?

Da una lettera a Keplero sembra che Galileo a 33 anni da tempo aderisse al copernicanesimo, ma temesse la reazione dei colleghi universitari, prima ancora che della Chiesa. Tuttavia Galileo non aveva le prove di quello che sosteneva. Disponeva solo di indizi. Il metodo scientifico, che Galileo stesso contribuisce a fondare, avrebbe dovuto suggerirgli prudenza. La dimostrazione scientifica dell’eliocentrismo non si deve a Galileo, ma a chi riuscì a misurare per la prima volta nel 1838 una variazione di parallasse stellare dovuta alla rivoluzione della Terra intorno al Sole. Copernico, d’altra parte, aveva elaborato un modello che venne interpretato come “artifizio matematico” per spiegare la cose; il che non gli ha procurato fastidi. Tutto ciò (insieme al “brutto carattere” di Galileo) spiega le resistenze che Galileo incontrò non solo in ambito ecclesiastico, ma anche nella comunità scientifica del tempo.

Anche oggi, come al tempo di Galileo, si potrebbero registrare e si registrano scontri su questioni scientifiche: la differenza è che il metodo scientifico è consolidato e aiuta a decidere in caso di controversia (in campo scientifico, non in ogni campo dello scibile).

Per quanto riguarda il rapporto tra scienza e fede si può innanzitutto ricordare che Galileo, come Keplero e molti altri studiosi del tempo, era sinceramente credente. Certo, la vicenda di Galileo ha rappresentato storicamente una ferita per quanto riguarda l’armonia tra scienza e fede. Tuttavia, ancora Einstein mostra l’irrinunciabilità per lo scienziato della fede nel mistero delle cose: il desiderio di conoscere presuppone la fede che la realtà si possa conoscere (che la “mia” matematica sia “consonante”con quella del cosmo) e che, d’altra parte, la ricerca, inesauribile, lasci sempre fuori di sé un resto di mistero. Inoltre il metodo scientifico nasce in ambito cristiano, cosa che sarebbe difficile se la ricerca religiosa si contrapponesse alla ricerca scientifica.

Una delle ragioni della condanna di Galileo, inoltre, è il conflitto personale con Urbano VIII.

Giacometti:

Il caso di Giordano Bruno mostra che il rapporto tra Chiesa e ricerca scientifico-filosofica è comunque complesso.

Dovremo approfondire sul piano epistemologico il rapporto tra “artifizi matematici” e “verità fisica”, questione ancora aperta e a proposito della quale molti filosofi della scienza di oggi darebbero più ragione a Bellarmino (e alla Chiesa) che a Galileo, sottolineando come la scienza produca modelli interpretativi della realtà più che descrizioni realistiche.

Comelli:

  • Quale il rapporto tra l’etica e la ricerca scientifica?

Sono su due piani differenti. La ricerca scientifica può essere condotta in modo non etico, così come i suoi risultati possono essere adoperati in modo non etico.

  • Ma, se la morale è personale, come decidere in campo etico?

Ma la morale è davvero personale? O è  oggetto di un altro “sapere” rispetto alla “scienza”, cioè della filosofia? (Si ricordi, ad esempio, la confutazione platonica del relativismo etico dei sofisti)

  • Il mondo sarebbe diverso se Galileo non fosse vissuto?

Forse non molto, perché il metodo scientifico è il frutto dell’elaborazione di molti.

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