Arte, religione e filosofia attraverso la storia

Hegel considera la filosofia semplicemente “il proprio tempo appreso col pensiero“. Ora tale comprensione (o “intelligenza”) avviene tanto nella coscienza del singolo (spirito soggettivo) quanto nello Stato (spirito oggettivo). Ma avviene in modo pieno e assoluto nell’arte, nella religione e, soprattutto, nella filosofia stessa (in quanto ciascuna di queste espressioni dello Spirito non è più del singolo che della comunità).

  •  LP108

Consideriamo un’opera d’arte. Frutto del genio di un grande maestro (pensiamo a un Fidia, a un Leonardo ecc.), vi si esprime tanto l’animo dell’artista quanto lo spirito che anima la sua epoca. Mentre l’adesione alle leggi dello Stato, in quanto Spirito oggettivo, anche se coincidenti con la legge morale vigente in una certa epoca secondo l’idea hegeliana di eticità, resta alcunché di esteriore (le leggi etico-giuridiche, come quella naturali, sono percepite come esterne, “oggettive”, anche se la loro fonte è pur sempre la ragione “umana”; non a caso Hegel parla a proposito dello Stato di una “seconda natura”), la produzione “spontanea” di un’opera d’arte (così come la sua fruizione individuale), pur essendo legata dallo spirito che si “respira” in una determinata epoca (p.e. religioso, illuministico, romantico ecc.), dipende anche in pari tempo dal genio irripetibile di un singolo. Spirito soggettivo (studiato della psicologia) e spirito oggettivo (studiato da etica, economia, politica e diritto), nel caso dei capolavori d’arte (pensiamo al Partenone o alla Gioconda) vi si fondono.

Analogamente i fondatori delle grandi religioni, come Buddha, Confucio o Cristo, esprimono in tale azione eminentemente spirituale tanto se stessi, quanto lo Spirito del mondo, a un certo grado del suo sviluppo.

Questo vale anche dei grandi filosofi, ciascuno dei quali esprime se stesso, ma anche, attraverso la propria visione del mondo, un’intera epoca (dello Spirito).

Lo Spirito trova dunque nella storia (l’esaltazione romantica della storia trova in Hegel il suo fondamento filosofico) la via per conoscersi in modo sempre più trasparente attraverso le diverse figure del processo dialettico, in modo meno perfetto attraverso l’arte (in modo sensibile) e la religione (attraverso una “rappresentazione” di sé, Dio), in modo perfetto nella filosofia.

Ciascuna figura precedente è superata storicamente dalla successiva in quanto ne è superata insieme sempre anche logicamente. Le contraddizioni intrinseche alla figura di volta in volta precedente (evidenti nel caso dei sistemi filosofici, implicite nel caso delle correnti artistiche e dei movimenti religiosi) inducono lo Spirito a riconoscersi nella figura di volta in volta successiva.

La storia della filosofia, come l’abbiamo studiata a scuola in questi due anni, può essere rappresentata “dialetticamente”, in estrema sintesi, come segue (non si tratta esattamente della ricostruzione che ne fa Hegel, ma la si può proporre per dare un’idea del suo modo di procedere): le contraddizioni della prospettiva di Parmenide (in cui lo Spirito si concepiva come puro essere) sono risolte dalla prospettiva di Eraclito (in cui lo Spirito si concepisce come divenire); le contraddizioni del divenire (e del relativismo sofistico) sono risolte dal Platone con la dottrina delle idee (che, in quanto molteplici, risolvono anche la contraddizione che consisteva nel concepire, come faceva Parmenide, l’essere come unico); le contraddizioni della dottrina delle idee, in quanto forme immobili, sono risolte della dottrina della potenza e dell’atto di Aristotele; le difficoltà a cogliere l’Uno al di là del molteplice e del divenire è risolta da Plotino attraverso l’estasi. Nella misura, tuttavia, in cui è contraddittorio cogliere con l’intelligenza ciò che trascende l’intelligenza stessa la filosofia cristiana suggerisce che solo la fede, in virtù di un atto di grazia, ci permetta di cogliere la verità oltre la ragione. I limiti, in generale, del realismo (del credere che esista una realtà fuori di noi, tanto naturale, quanto divina) sono superati dalla prospettiva soggettivistica. tipicamente moderna, di Cartesio e poi, dopo la “rivoluzione copernicana”, dalla filosofia di Kant. La contraddizione consistente nel mantenere in essere la “cosa in sé” è risolta dall’idealismo di Fichte. I limiti delle forme di idealismo di Fichte (che ignora la “vita” della Natura) e di Schelling (che non sviluppa a fondo la dialettica dello Spirito nella storia) sono superati dalla “figura” dello Spirito in cui tutte le contraddizioni sono “tolte”, cioè nella filosofia dello stesso Hegel: lo Spirito, ricomprendendo in sé tutti i momenti della propria storia dialettica, vi riconosce compiutamente se stesso. L’ultima figura non è altro che il ripercorrimento dell’intero sistema. 

Annunci