Introduzione a Hegel

  1. Se soggettivismo e titanismo romantico (inteso come lotta “morale” del soggetto contro il Non-Io, inteso come sfondo “illusorio” delle nostre azioni e “materia” da plasmare secondo la nostra volontà e i nostri ideali) sono fondati filosoficamente da Fichte,
  2. mentre il pampsichismo (l’idea romantica che la Natura sia viva e si dia scopi, mostrando una propria soggettività, nella quale si potrebbe rispecchiare la nostra), tramite la Critica del Giudizio di Kant, trova in Schelling la sua più radicale giustificazione filosofica (insieme con l’esaltazione del sentimento e dell’arte come “organo della filosofia” superiore alla razionalità),
  3. Hegell’idea, sempre romantica, che lo Spirito pervenga alla compiuta comprensione di se stesso non tanto attraverso l’azione morale (Fichte), né attraverso la Natura (Schelling), bensì attraverso la Storia (umana), come Storia di culture, popoli, nazioni, ciascuna dotata di un proprio Spirito (lo Zeitgeist, o Spirito del tempo, e il Volksgeist, lo Spirito del popolo) trova in Hegel la sua più compiuta teorizzazione.

Come si manifesta lo Spirito attraverso la Storia? Non dimentichiamo che l’atto di nascita dell’idealismo consiste nell’abolizione della cosa in sé. Anche per Hegel, come per Fichte e Schelling, tutto è Spirito (o Mente, o Coscienza, o Soggetto, o Io ecc.), anche se non tutto appare immediatamente tale (può apparire “inanimato” o “inconscio”). Attraverso la Storia (come per Schelling attraverso i vari “livelli” della Natura) lo Spirito, attraverso le diverse epoche, prende coscienza di Sé. Poiché la Storia è fondamentalmente Storia dello Spirito, essa si esprime innanzitutto come “Storia della Filosofia” e, più in generale, della cultura (arte, letteratura).

N.B. La presentazione “storica” delle discipline umanistiche del moderno liceo italiano, tramite gli “hegeliani” Benedetto Croce e Giovanni Gentile (quest’ultimo autore della celebre riforma della scuola degli anni ’20 del Novecento), deriva indirettamente dalla concezione hegeliana.

Quando lo Spirito perviene alla compiuta comprensione di sé? Naturalmente, dopo vari “errori”, nell’idealismo in generale (si accorge di essere “tutto”) e, sopratutto, nella stessa filosofia di Hegel.

  • E dopo Hegel?
  1. O non vi potrà più essere filosofia (in effetti, la filosofia dopo Hegel si “parcellizza” e “frammenta” in tanti autori e correnti che trattano, in genere, argomenti limitati e circoscritti: Hegel è l’ultimo grande filosofo sistematico e “globale” che tratta ogni piega dello “scibile”, come, prima di lui, fecero, soprattutto, Platone, Aristotele e Kant).
  2. Oppure la filosofia di ogni epoca rappresenta, come lo stesso Hegel si esprime, “il proprio tempo appreso nel pensiero”. In questa seconda ipotesi, noi, se vogliamo filosofare nel modo inteso da Hegel, dovremmo ripetere l’operazione di Hegel: ripensare a noi stessi a partire dalle nostre radici storiche, come se in noi lo Spirito universale approfondisse come non mai la comprensione di sé.
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