L’economia politica classica

Possiamo apprezzare il carattere rivoluzionario delle idee dei precursori della scienza economica.

Per la prima volta alcuni pensatori separano la ricerca individuale del bene da quella sociale. Non è più necessariamente vero che funzionino meglio e siano, quindi, più giuste e virtuose le società i cui membri sono, a loro volte, più giusti e virtuosi (come credevano i maggiori filosofi, Platone e Aristotele, ad esempio, e ritiene ancora un’istituzione come la Chiesa).

L’ipotesi, qui, ancora una volta, quella dell’eterogenesi dei fini.

Quello che il singolo persegue come fine o scopo (soggettivo, egoistico) diventa un mezzo per altri fini nella prospettiva di un’istanza superiore.

Nel caso dell’economia è la società (o il mercato) che opera con la sua “invisible hand”: sfruttando l’interesse egoistico dei singoli persegue il fine dell’incremento della ricchezza collettiva.

smith_bookAdam Smith, filosofo morale, fonda la scienza economica col celebre Saggio sulla ricchezza delle Nazioni del 1776. La tesi di fondo, ottimistica, è che il sistema economico funzioni come una “mano invisibile” facendo coincidere l’interesse del singolo con quello della comunità.

Questa intuizione può essere esemplificata considerando gli effetti della cosiddetta legge della domanda e dell’offerta. Quanto più un bene viene ricercato (domanda) tanto più il suo prezzo cresce. Ma questo aumento favorisce l’aumento dell’offerta (dunque l’abbassamento del prezzo) in modo tale che alla fine, spontaneamente, il mercato – senza che nessuna mente lo pianifichi coscientemente – procura a prezzi ragionevoli tutto ciò di cui c’è bisogno socialmente.

Se, ad esempio, si diffondesse il bisogno di un nuovo farmaco, a causa dell’insorgere di un’epidemia, all’inizio i primi a metterlo sul mercato riuscirebbero a venderlo a prezzo molto alto, ma ben presto altri troverebbero conveniente l’affare e, immettendo quantità sempre crescenti di prodotto, contribuirebbero ad abbassarne il prezzo fino a un punto oltre il quale non sarebbe più conveniente produrlo (il punto in cui i costi di produzione eguagliano i ricavi delle vendite). Dunque, automaticamente, il sistema di mercato mette a disposizione il determinato prodotto al prezzo più basso possibile, consentito dai costi attuali di produzione.

Naturalmente tutto questo è possibile solo se non intervengono fattori perturbanti, come dazi doganali sul prodotto (che ne aumentano artificialmente il prezzo finale, avvantaggiando i produttori interni su quelli stranieri, anche se magari il prodotto interno è più scadente), forme di monopolio sulle materie prime necessarie a produrre il determinato bene (che avvantaggiano ingiustamente il fortunato monopolista) ecc.

  • Cfr. LP12, §§ 1-3

 
mandevilleNella prospettiva più radicale di Bernard de Mandeville e della sua Favola delle api, il mercato riesce addirittura a “santificare i vizi umani”. Infatti, anche gli interessi più egoistici possono avere per effetto, per essere soddisfatti, la messa in moto di un meccanismo di mercato che finisce per diffondere il benessere generale.

Attualizzando l’idea di Mandeville si potrebbe pensare a mercati “immorali” come droga o prostituzione ecc. Questo genere di mercato consente a moltissime persone di trarre di che vivere, corrieri, traghettatori ecc. Anche al di fuori del circuito stretto del mercato “immorale” stesso la circolazione di ricchezza può favorire altri settori magari in crisi. I ricchi proventi di questi mercati, infatti, saranno spesi in auto, barche, case, alberghi ecc. arricchendo altre persone (i produttori di questi beni) che non sono direttamente “implicati” nel mercato “immorale”.

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