Nozione di eterogenesi dei fini

Quello che il singolo persegue come fine o scopo (soggettivo, egoistico) diventa un mezzo per altri fini nella prospettiva di un’istanza superiore.

  • Nel caso della biologia (cfr. gli esempi di Schopenhauer e Leopardi) è la specie che sfrutta, per così dire, l’etica amorosa umana per perseguire il fine molto materiale della propria riproduzione.
  • Un altro esempio di eterogenesi dei fini può essere ricavato dall’educazione dei bambini, ossia dall’ambito pedagogico: li si fa giocare affinché possano apprendere nuove abilità, mentre i bambini stessi, soggettivamente, hanno come scopo solo quello di divertirsi.
  • Un ulteriore esempio, tratto dalla cd. “filosofia della storia”, è offerto della nozione di astuzia della ragione in Hegel (erede della nozione religiosa di “provvidenza”, a cui attinge in senso pre-hegeliano p.e. Giambattista Vico): azioni compiute da singoli individui per la gloria personale (si pensi a Napoleone) possono assolvere una funzione progressiva dal punto di vista storico-generale (per esempio diffondere in Europa i principi dell’illuminismo e della Rivoluzione Francese) senza che chi le compie lo voglia o, a volte, ne sia neppure consapevole.
  • Infine si può ricordare il classico esempio “teologico” dell’azione di Giuda (di consegnare Cristo ai carnefici): soggettivamente colpevole ed efferata (trattandosi nientemeno che di “deicidio”), quest’azione è “salvifica” nell’economia della salvezza (come si usa dire, non a caso), perché, permettendo la morte e resurrezione di Gesù, consente la redenzione dell’umanità.

L’idea può essere schematizzata come segue.

Dato un soggetto x che si pone determinati fini, esiste (sempre?) un’istanza y tale che quelli che per x sono fini per y sono mezzi per conseguire fini ulteriori (o, come si dice spesso, “secondi fini”).

Vedi schema.

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