Positivismo e meccanicismo

7Nell’’800 la scienza nata dalla rivoluzione scientifica esplica pienamente le sue potenzialità. Con la fondazione della termodinamica e dell’elettromagnetismo, con il rapido sviluppo della chimica e di talune branche della biologia si allargano enormemente gli orizzonti delle scienze della natura, che ancora per Kant non si spingevano oltre i confini della meccanica.

Ciò favorisce, soprattutto nella seconda metà del secolo, il diffondersi della cultura (anti-romantica e anti-idealistica) del positivismo, ossia di una prospettiva in base alla quale il solo sapere degno di questo nome sarebbe quello scientifico, esso descriverebbe la realtà delle cose più e meglio di altre pseudo-conoscenze (come religione e filosofia).

Leggi la scheda sui caratteri generali del positivismo

Cfr. LP23, §§ 1-4, § 6

Tra i caratteri generali del positivismo vi è il meccanicismo, su cui vale la pena soffermarsi.

La pratica scientifica, infatti, nel suo crescente divorzio dalla filosofia, non rinuncia a taluni princìpi regolativi, di carattere, in ultima analisi, filosofici, che fungono da guida nell’indagine (più precisamente: da ipotesi scambiate per principi). Si tratta appunto di principi (o postulati, in quanto indimostrati) di ordine meccanicistico, che abbiamo già incontrato in  Cartesio, Spinoza, Hobbes, ma, sia pure riferito ai soli fenomeni (dunque in un’ottica oggettivistica, ma non realistica), anche in Kant e Schopenhauer, Il paradigma della meccanica (da mechané = machina) si estende, cioè, alle altre branche del sapere.

Il quadro di riferimento che fa da sfondo alla ricerca continua in prevalenza ad essere, cioè, il meccanicismo, di cui incontriamo, già al dischiudersi del secolo, una lapidaria formulazione in un celebre passo di Laplace (Teoria analitica delle probabilità, 1812).

Noi dobbiamo considerare, scriveva, lo stato presente dell'universo come l'effetto del suo stato anteriore e la causa di quello che seguirà. Un'intelligenza che, per un istante dato, conoscesse tutte le forze da cui la natura è animata e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, se fosse abbastanza vasta per sottomettere questi dati al calcolo, abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo e quelli del più leggero atomo: niente sarebbe incerto per essa e l'avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi.

Questo meccanicismo, che in Laplace è soltanto una formulazione aprioristica di principio, con una forte valenza ideologica, nel corso del XIX secolo, in virtù dei molteplici progressi delle scienze, sembra avviarsi a divenire una visione scientifica dei mondo.

La concezione meccanicistica, nella sua versione ottocentesca, riconduce il mondo a quattro distinte entità: lo spazio, la materia, il tempo e il movimento (o le forze, mentre il concetto di energia è, all’inizio del secolo, tutt’altro che chiaro). Spazio e tempo costituiscono contenitori formali, indifferenti ai propri contenuti, strutturati secondo determinazioni oggettive a priori. Le leggi matematiche universali della meccanica che governano il moto sono sufficienti a fornire spiegazione di ogni fenomeno che entro quei contenitori possa aver luogo.

meccancismo

Da questo modello si ricavano agevolmente i postulati che caratterizzano la concezione meccanicistica ottocentesca (e che possiamo aggiungere ai quattro postulati sopra enunciati, in quanto costituiscono un’articolazione interna del meccanicismo):

 

  • determinismo
  • predicibilità
  • riduzionismo
  • reversibilità

 

1)    Determinismo

Il determinismo è l’idea che nulla avvenga a caso, ma ogni evento obbedisca alla legge invariabile del rapporto causa-effetto.

Pertanto, dato lo stato dell’universo (o di un sistema chiuso) nel tempo t1, si dà uno e uno solo possibile stato dell’universo (o dello stesso sistema chiuso) in qualsiasi successivo tempo t2  (vedi il passo di Laplace sopra citato).

Il determinismo, in altre parole, è quella concezione secondo la quale ogni fenomeno deve avere la sua giustificazione. Nella prospettiva dei positivisti dell’Ottocento tale giustificazione è sempre e solo riconducibile alla causa del determinato fenomeno (che, appunto, lo determina). In altri termini dall’immagine positivistica del cosmo è escluso il caso.

Vi è anche un modo puramente logico di dimostrare (o argomentare) il determinismo, che prescinde dall’ipotesi fisicalista, ossia dall’idea che l’universo sia un sistema fisico chiuso, contraddistinto da catene di cause ed effetti prive di eccezioni. Supponiamo di scrivere oggi la proposizione: “domani pioverà”. Per il principio di non contraddizione e del terzo escluso, questa proposizione, già oggi, può essere o vera o falsa, ma non entrambe le cose (ossia: V o F, non V & F). Anche se noi oggi non sappiamo se questa proposizione sia vera oppure falsa e lo potremo verificare solo domani, rimane il fatto che, logicamente, essa ammette (“fin da oggi”) uno e un solo futuro possibile. Se, infatti, potesse verificarsi che domani tanto piova quanto non piova, la proposizione oggi sarebbe sia vera sia falsa, il che sarebbe contraddittorio.

Questa maniera di argomentare in modo puramente logico il determinismo può essere “indebolita” in molti modi. Si può limitare, ad esempio, la portata del principio di non contraddizione solo alle asserzioni riferite al presente (entro una raffinata logica temporale) oppure evocare, più in generale, i limiti del principio di non contraddizione testimoniati dai casi classici di antinomia.

 

2)    Predicibilità

Dal determinismo segue che se conosco lo stato dell’universo (o di un sistema chiuso) nel tempo t1, cioè conosco le coordinate di ciascun punto materiale di cui è costituito e la sua velocità relativa, posso predirne l’evoluzione per qualsiasi tempo successivo (predicibilità). Il fatto che molte previsioni falliscano o siano più imprecise di altre (p.e. quelle meteorologiche rispetto a quelle astronomiche) dipende dalla complessità dei fattori in gioco, difficili da conoscere in ogni fase dell’evoluzione del sistema, non da un eventuale ruolo del caso. Il concetto di caso è considerato un concetto assurdo.

 

3)    Riduzionismo

Il riduzionismo è l’idea che si possa spiegare ogni fenomeno complesso a piacere nei termini di fenomeni più semplici e, quindi, corrispondentemente, si possano ridurre le scienze “superiori” a quelle di base, attraverso semplici trasformazioni. Il riduzionismo è l’idea, cioè, che i fenomeni complessi possano essere ridotti, per essere spiegati, a fenomeni più semplici e, simmetricamente, che le scienze superiori possano essere, prima o poi, spiegate sulla sola base delle leggi valide per le scienze più elementari.

In questa prospettiva ciascuna scienza potrebbe ridursi (prima o poi) a quella indicata sotto di essa; nell’ordine:

¬    sociologia (ed economia)

¬    biologia

¬    chimica

¬    fisica

¬    matematica

L’idea è, insomma, che non ci siano leggi p.e. biologiche che non si possano tradurre in termini di leggi fisico-chimiche ecc. Idealmente si potrebbe immaginare una matematica “equazione universo”, che consentisse a un ipotetico osservatore “extracosmico” di prevedere e/o spiegare in ogni minimo dettaglio ogni singolo evento del nostro universo (i singoli punti materiali di cui il nostro universo è costituito, in questa ipotesi, traccerebbero una “curva” estremamente complessa disegnata all’interno di un sistema cartesiano a quattro assi, tre spaziali e uno temporale: l’“equazione universo” ne sarebbe l’espressione algebrica).

N.B. Una questione particolare concerne il grado di “scientificità” di scienze che si occupano di temi nei quali abbia un ruolo determinante l’agire umano (economia, sociologia, psicologia, politologia).

Secondo alcuni, come nel caso delle previsioni del tempo, è la complessità dell’oggetto di studio che rende inaffidabili le previsioni di queste scienze (ad esempio dell’economia). Oppure potrebbe trattarsi di un limite intrinseco al tipo di oggetto (l’uomo, che è sia oggetto che soggetto di questi saperi).

Cionondimeno nell’Ottocento gli scienziati, delusi da una filosofia che, con l’idealismo, sembra ormai rifugiarsi in “sogni” privi di valore (come l’arte, la religione, la letteratura, attività considerate sempre meno capaci di generare autentica conoscenza, ma tutt’al più diletto o piacere estetico), cominciano a pensare che, prima o poi, ogni genere di questioni, comprese quelle concernenti lo stesso soggetto conoscente (l’uomo), possano venire risolte “scientificamente”.

Inoltre  le scienze che si occupano di tali questioni sono in linea di principio riducibili alle altre scienze della natura.

4)    Reversibilità

Un altro caposaldo del meccanicismo è la credenza nella reversibilità di tutti i fenomeni: si crede, cioè, che sia teoricamente possibile per qualsiasi processo fisico che esso possa svolgersi anche in senso contrario (rispetto alla freccia del tempo) senza violare le leggi della natura. Esempi classici: la rivoluzione dei pianeti intorno al Sole, i fenomeni di urto e rimbalzo in cui interviene il principio di azione e reazione, le trasformazioni adiabatiche. Questo presupposto era considerato fondamentale soprattutto da coloro che credevano ancora possibile coronare il vecchio sogno di Cartesio (rinverdito per certi aspetti da Einstein): ridurre la fisica a geometria (e, quindi, il tempo a una dimensione analoga a quelle dello spazio, dunque percorribile in entrambi i sensi).

N.B. Se tutti i processi sono reversibili (circolari) viene eliminata la questione dell’origine (p.e. della vita, dell’universo) che mette a nudo pericolosamente” i limiti della scienza e costringe a reintrodurre ipotesi di carattere filosofico o religioso.

La credenza nella reversibilità è il primo presupposto a mostrare crepe, a causa della scoperta dei principi della termodinamica e dei meccanismi di evoluzione delle specie viventi.

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