La critica di Weber allo storicismo

  • LP52, §§ 4-6

Max Weber osserva, innanzitutto, che la focalizzazione sull’individuale non è cosa propria soltanto delle scienze umane: in generale, ogni scienza, anche naturale, in quanto idiografica (mirata alla descrizione [graphìa] di qualcosa di individuale [ìdion]) piuttosto che nomotetica (mirata alla supposizione [thésis] di leggi [nòmoi] universali), si occupa anche della genesi e dell’evoluzione di singoli oggetti, come, nel caso classico della geo-grafia, spesso, non a caso, associata alla storia, un fiume, una montagna, un pianeta ecc. D’altra parte anche scienze umane come l’economia, la statistica o la sociologia si sforzano di supporre leggi generali (p.e. legge economica della domanda e dell’offerta ecc.).

Su questa base egli nega che la comprensione dell’oggetto delle scienze umane, compresa la stessa storia, sfugga al paradigma scientifico della spiegazione. Anche l’azione del singolo va spiegata riconducendola a un tipo ideale (che, in ambito storico-sociale, è l’analogo della legge universale della fisica: p.e. il tipo del “generale ambizioso”, del “mistico” ecc.) e valutandone l’incidenza causale attraverso il metodo che consiste nel rappresentarsi che cosa sarebbe accaduto se quella determinata azione non fosse stata compiuta dal quel personaggio o se quel determinato evento naturale non fosse accaduto (teoria della possibilità oggettiva). Ad esempio, se non vi fosse stata la corsa agli armamenti prima della prima guerra mondiale, questa verosimilmente non sarebbe scoppiata: dunque la corsa agli armamenti può ben essere considerata una causa della guerra. Invece, se il tal soldato semplice non avesse disertato verosimilmente tale evento non avrebbe modificato il corso della storia (dunque il comportamento effettivo del tal soldato, la diserzione, non ha avuto alcuna incidenza causale sullo scoppio della guerra).

Nella spiegazione dei fenomeni storico-sociali non interviene dunque alcuna “immedesimazione”; tanto più che questa, in quanto sembra implicare una certa compenetrazione “empatica” tra i valori dello studioso e quelli propri dei personaggi storici di cui egli si occupa, finirebbe per distorcere il giudizio storico (cfr. il caso dello storico “di sinistra” che si occupa “empaticamente” della resistenza partigiana e voglia valutarne l’incidenza sul decorso della seconda guerra mondiale o dello storico “di destra” che voglia valutare il ruolo della Repubblica Sociale Italiana sotto lo stesso profilo). Secondo Weber la scienza deve restare sempre “avalutativa” e non confondere mai il piano del giudizio di valore con quello dei giudizi di fatto (il solo di pertinenza dello scienziato), p.e. riguardo l’effettivo ruolo causale di una determinato evento o insieme di eventi. I valori dello studioso intervengono solo per ciò che riguarda la selezione degli argomenti di studio. Lo studio delle regole generali (tipi ideali) a cui obbedisce l’azione umana è proprio della sociologia.

Possiamo riassumere l’essenziale dell’approccio di Weber con la seguente tabella (in cui sono inclusi anche le “forme di potere” corrispondenti ai tipi di agire di coloro che alle diverse forme di potere sono sottoposti):

Tipi di agire

Forme di potere (politico)

Modelli di etica

agire tradizionale

potere tradizionale

agire affettivo

potere carismatico

agire razionale secondo il valore

etica della convinzione (o dell’intenzione o dei principi)

agire razionale secondo lo scopo

potere legale-razionale

etica della responsabilità

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