Serendipity e incommensurabilità in Feyerabend

  • LP111, §§ 5-8

Paul Feyerabend denuncia come non risolutive le ipotesi epistemologiche di Schlick, Hempel, Popper, Kuhn che stabiliscono criteri di classificazione delle teorie, che, in un modo o nell’altro, consentono loro di poter definire criteri di progressività e preferibilità tra approcci.

Serendipity

Consideriamo questo caso, ricordato da Feyerabend: pur muovendo da un’ipotesi errata sulla forma della Terra Colombo scoprì l’America. Dunque, pur partendo da ipotesi errate si possono ottenere risultati validi.

Principio della serendipity:  spesso si trova quello che non si cerca, ma se non si cercasse quel qualcos’altro che non si trova, non si troverebbe neppure questo qualcosa che non si cercava….

Di qui il motto di Feyerabend: anything goes (“tutto va bene”) e il suo anarchismo metodologico.

La maggior parte delle scoperte scientifiche si è prodotta per caso, senza rispettare dettami metodologici precisi. Altrettanto poco scientifica è stata la preferenza accordata da un’epoca o una cultura a una teoria piuttosto che a un’altra. Ciò che ha favorito il progresso scientifico, dunque, sono stati non tanto metodi euristici precisi o criteri di valutazione dei risultati raggiunti, epistemologicamente convincenti, quanto la ricchezza e la pluralità degli approcci contemporaneamente e contraddittoriamente messi in atto. A volte programmi di ricerca che sarebbero stati regressivi (come la credenza magica nell’azione a distanza tra corpi), si sono rivelati improvvisamente fecondi (Newton derivò da questa credenza l’intuizione della gravitazione universale) e viceversa.

Di qui il suggerimento di preservare il più possibile il pluralismo delle teorie, dei programmi e dei paradigmi, evitando di concentrare i finanziamenti pubblici e privati soltanto sulle linee di ricerca che appaiono, oggi, più promettenti (e, perciò stesso, più “scontati”, dunque meno capaci di generare, verosimilmente, scoperte sensazionali o davvero innovative)

Indistinguibilità tra asserzioni teoriche e asserzioni empiriche

Per Feyerabend una teoria non può distinguere nettamente la sua “parte” teorica (la parte immersa dell’iceberg) e la sua “parte” empirica (la parte emergente dell’iceberg), ossia le leggi generali e le osservazioni relative ai fatti empirici che dovrebbero confermare o smentire le prime. Infatti, anche per esprimere quello che si osserva si ricorre al linguaggio e questo è sempre intriso di teoria. Diverso è dire “questa matita cade” e “questa matita tende verso il centro della Terra”. Descrivo lo stesso fenomeno, ma già nella scelta dei termini che adopero alludo a un preciso paradigma interpretativo di riferimento che, implicitamente, dichiaro verificato. Le esperienze, in altri termini, non sono direttamente verificabili o falsificabili, come sembra, perché anch’esse sono fondate su teorie e qualsiasi esperimento è sempre “impregnato” di teoria, sia che verifichi, sia che falsifichi. Tutta una teoria è “teoria”: non ha semplicemente riscontri empirici (non c’è fenomeno che non sia rinducibile o non riconducibile a un’idea).

Per esempio: Galileo “vedeva” i satelliti di Giove attraverso il suo cannocchiale e, con ciò, “vedeva” che la teoria di Copernico era giusta. Il suo avversario aristotelico, invece, vedeva soltanto uno strano strumento che gli faceva “credere” di vedere oggetti che, necessariamente, non potevano esistere. Entrambi vedevano quello che volevano e potevano “vedere” soltanto sulla base dei loro paradigmi di riferimento. E’ impossibile indurre qualcuno, soltanto su basi empiriche, a cambiare paradigma, perché troverà sempre ipotesi ad hoc funzionali alla conservazione del paradigma a cui (per ragioni culturali o religiose, come dice Kuhn), aderisce.

Indistinguibilità logica tra teorie scientifiche, filosofiche e religiose

In base queste considerazioni di Feyerabend anche il cristianesimo o la filosofia di Aristotele potrebbero essere considerati una teoria “scientifica”, nel senso che implicano una prospettiva sul mondo le cui conseguenze empiriche si intrecciano con le rispettive fondamenta teoriche senza soluzione di continuità.

Quine (che è un fisico), in accordo, su questo, con Feyerabend, arriva a sostenere che gli dei dell’Olimpo assolvevano la medesima funzione dei nostri atomi. Gli uni e gli altri, infatti: sono invisibili, immaginati da mente umana, “servono” spiegare i fenomeni a cui assistiamo, sono o non sono “falsificabili” a seconda del punto di vista che si assume (se un certo evento sembra “smentire” l’esistenza di Zeus, che sarebbe dovuto intervenire, si può sempre introdurre un’ipotesi ad hoc per spiegare questo mancato intervento; esattamente quello che avviene nel caso che qualche fenomeno sembri falsificare l’ipotesi atomica).

L’incommensurabilità

Le riflessioni di Feyerabend conducono al principio dell’incommensurabilità tra teorie e paradigmi, condiviso anche da  Thomas Kuhn. Poiché i concetti di cui si vale una teoria sono definiti dalla teoria stessa, è impossibile confrontare proposizioni apparentemente opposte di teorie rivali: p.e. la proposizione newtoniana “la massa di un corpo non varia al variare della sua velocità relativa” non si contrappone, come sembrerebbe, alla proposizione relativistica “la massa di un corpo varia al variare della sua velocità relativa”. Il termine “massa”, infatti, ha due significati diversi nelle due teorie. Come dire: la massa newtoniana si comporta in un certo modo e la massa einsteiniano in un altro. Ciascuna delle due teorie va considerata come un tutto.

Annunci